The Elephant Man


Regia: David Lynch


“...io sono felice ogni ora del giorno, amico mio... anche se dovessi sapere di morire domani......la mia vita è bella, perché so di essere amato... lo sono fortunato…”

INTRO

The Elephant Man è un film biografico del 1980 della durata di 124 minuti dal genere drammatico/grottesco/biografico.

Diretto da "David Lynch" (è un regista, sceneggiatore, attore,
musicista, produttore cinematografico e pittore statunitense. È stato descritto da The Guardian come "il regista più importante di quest'epoca).

La pellicola è tratta dai libri "The Elephant Man and Other Reminiscences" di sir Frederick Treves e "The Elephant Man: A Study in Human Dignity di Ashley Montagu.

All'epoca, il film, ebbe molto successo regalando una buona notorietà ad attori come: Anthony Hopkins, John Hurt, Hannah Gordon e altri membri del cast.


CENNO ALLA TRAMA

Il povero deforme Joseph Merrick (un cittadino inglese che divenne famoso nella società britannica dell'era vittoriana a causa della sua estrema deformità), viene scoperto da un buon medico, il dottor Frederick Treves (Anthony Hopkins), durante uno spettacolo di strada. Merrick presenta numerose deformazioni in gran parte del corpo, soprattutto nel capo, per via della sua Sindrome di Proteo (La sindrome di Proteo è una rarissima malattia congenita identificata per la prima volta dal dottor Michael Cohen nel 1979, e il cui nome è stato attribuito nel 1983 dal dottor Hans-Rudolf Wiedemann, con riferimento all'omonimo dio Proteo della mitologia greca, in grado di trasformare il proprio aspetto fisico; probabilmente il riferimento era al fatto che le manifestazioni del morbo erano ogni volta differenti nei vari pazienti a cui era stata diagnosticata questa malattia), tanto da venire soprannominato l'Uomo Elefante.

Per evitare insulti e discriminazioni, Joseph (John Hurt nel film interpreta L'uomo Elefante) quando cammina in mezzo alla gente, è costretto ad indossare in testa un sacco bucato cucito ad un cappello, in modo tale da coprire le deformità del viso e del cranio...



PRODUZIONE, SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA

Inizialmente, la sceneggiatura era stata offerta a Terrence Malick, il quale rifiutò la direzione del film. Successivamente venne contattato David Lynch che ne rimase immediatamente colpito e accettò.

La sceneggiatura era stata scritta da Eric Bergen e Christopher de Vore che si erano basati sui libri The Elephant Man and Other Reminiscences di Sir Frederick Treves e The Elephan Man: A Study in Human Dignity di Ashley Montagu, successivamente Lynch la modificò adattandola al suo stile.

Il film è interamente girato in bianco e nero in una Londra vittoriana offre uno sfondo macabro che necessita di una colonna sonora cucita su misura.

"Adagio per Archi”, scritto da Samuel Barber nel 1936, è la composizione scelta dal regista David Lynch (nel film è anche direttore musicale), che segue una melodia ascendente dove gli archi si trovano ad essere interpolati ed invertiti tra loro, creando forti emozioni all'ascolto.

The Elephant Man è il primo film che ha utilizzato questa famosa opera come colonna sonora.



VERIDICITÀ DEI FATTI E INESATTEZZE STORICHE

Il Dottor Frederick Treves non conobbe Merrick durante uno spettacolo per salvarlo dagli abusi, ma tramite una segnalazione che gli fece un giovane chirurgo, che ebbe modo di vedere una sua esibizione tempo prima.

Contrariamente al film, Treves non insegnò a Merrick alcuna parola.

A causa della deformità sparsa in tutto il capo, la bocca risultava danneggiata impedendo a Merrick l'uso della parola; dopo numerosi interventi nell'ospedale cui era in cura, Merrick riuscì a parlare liberamente, senza l'appoggio di nessuno.


ACCOGLIENZA NEL PANORAMA CINEMATOGRAFICO E DALLA CRITICA

Durante la 53ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar il film ricevette otto candidature, senza vincerne neanche una (ad oggi alcuni si chiedono ancora come mai non ricevette neanche una statuetta).

A tal proposito, all'epoca il produttore esecutivo Mel Brooks si espresse così: «Da qui a dieci anni Gente comune sarà la risposta a un gioco di società; ma la gente andrà ancora a vedere The Elephant Man.»

Come dargli torto. Ad oggi, The Elephant Man, è tra le migliori pellicole mai state prodotte tratte da un vero disagio sociale vissuto da una persona, soprattutto in un'epoca in cui si era poco preparati e la "patologia" in questione era più sconosciuta rispetto ai giorni nostri. Un film di cui si è discusso tanto e ne sono stati tratti "racconti e romanzi" come quelli citati precedentemente.

Di seguito le premiazioni che il film ebbe successivamente alla cerimonia della premiazione degli Oscar dove non ebbe un riscontro positivo.

- 1981 Grand Prix a The Elephant Man di David Lynch (Festival internazionale del film fantastico di Avoriaz)

- 1982 Miglior film straniero a David Lynch (Premio Cesar).




PARERE PERSONALE

Un opera toccante del Regista David Lynch.

Il film ci invita a riflettere sui "pregiudizi e l'impreparazione culturale" che la gente possiede nei confronti di persone sfortunate per natura in questo caso o diventatele per altri motivi nel tempo. La superficialità e la cattiveria che troviamo nell’animo umano a volte non hanno eguali.

Nel film Joseph è costretto a lottare contro tutti e tutto per affermare la sua umanità e il diritto ad una vita serena, nonostante il suo aspetto fisico. Con l'aiuto di pochi, riesce a dimostrare che c'è qualcosa di più oltre l'apparenza esteriore.

È così nel film ma anche nella vita reale, nella quale dovremmo riflettere cercando di andare oltre la nostra esteriorità. Comprendendo i disagi altrui e "osservando la vita dallo stesso lato" della persona sofferente, non puntando il dito contro.

In altre parole, un film commovente capace di farci emozionare fin dai primi minuti, sicuramente non "leggero" ma straordinariamente coinvolgente.

Film consigliatissimo. Qui.

Giudizio complessivo: 9
Buona visione,


Trailer



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4 commenti:

  1. Davvero una concezione ben dettagliata,complimenti

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  2. HorrorThriller883 maggio 2020 11:00

    Grazie mille ��❤️ anche se il film già parla da sé. Una splendida pellicola

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  3. Straordinario. E Lynch è sicuramente un genio contemporaneo.

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