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Sex Education (Stagione 1)


Regia: Kate Herron e Ben Taylor


Recensione a caldo, dopo aver appena finito di vedere la prima stagione di Sex Education, serie inglese molto recente (finora si contano 2 stagioni, e la terza pare sia già in programma) trasmessa da Netflix.


La trama non è molto originale: le avventure e disavventure di un gruppo di 16enni alle prese – ovviamente in primis – con sesso e amore, ma anche con problemi di amicizia, familiari e scolastici.

La storia infatti ruota attorno alle sedute di terapia sessuale a pagamento organizzate clandestinamente per i compagni di scuola da Otis (Asa Butterfield), classico 16enne intelligente ma schivo e decisamente non popolare, grazie all’esperienza suo malgrado acquisita essendo figlio di una sessuologa (Gillian Anderson) che riceve i clienti in casa, e da Maeve (Emma Mackey), all’apparenza disinibita e trasgressiva, pertanto mente imprenditoriale dell’attività e procacciatrice di clienti.


Il brutto della serie? Qualche inevitabile cliché nel tratteggio dei background familiari: dalla ragazza brillante e intraprendente ma con famiglia disastrata alle spalle (Maeve), al rapporto problematico del bullo scapestrato con il padre severo, e nelle interazioni tra personaggi:  spesso e volentieri le situazioni create portano a esiti piuttosto scontati. Non voglio fare spoiler, ma la scena che vede protagonisti i due migliori amici Otis ed Eric (Ncuti Gatwa) al ballo scolastico (sì, ovviamente c’è anche il ballo scolastico…) la stavo immaginando già da due o tre puntate prima.

Ma veniamo al bello. Ho appena detto che ci sono cose scontate? E’ vero, ma decisamente più numerosi sono invece i momenti in cui la trama prende svolte inaspettate, sia in occasione di piccoli particolari secondari (il ragazzo che si rivolge ad Eric mentre aspetta l’autobus per andare a vedere Hedwig) che in situazioni ben più influenti sulla trama (il rapporto tra Eric e Adam), o in cui i personaggi si mostrano inaspettatamente diversi dagli stereotipi che solitamente li rappresentano: per citarne uno su tutti, Jackson, il classico ragazzo popolare e sportivo, che però con lo scorrere delle puntate si allontana decisamente dai più frequenti paradigmi di genere.


Intorno ai due personaggi principali si muove un nutrito gruppo di comprimari ben caratterizzati, che sono stati resi talmente interessanti da rubare, ogni tanto, la scena ai protagonisti, primo fra tutti Eric, alle prese con la rivendicazione della propria identità sessuale con tutte le difficoltà del caso.
In ogni puntata vi sono micro-storie o sottotrame, sempre in dosaggio molto equilibrato rispetto alla storia principale, che possono prendere spunto dalle peculiarità dei “pazienti” di Otis o da avvenimenti legati ai protagonisti, e che non disturbano mai la narrazione principale, ma anzi in molte occasioni consentono di familiarizzare di più con i personaggi, apprezzandone le varie sfaccettature del carattere.

Le puntate scorrono veloci tra intermezzi divertenti e ironici, momenti più seri quando non addirittura drammatici e, ovviamente, frequenti scene esplicite di sesso (d’altronde, essendo il titolo Sex Education, che altro vi aspettavate?), piazzate sempre funzionalmente alla trama, mai esagerate o inopportune, e spesso e volentieri sdrammatizzate in modo divertente.

Direi un voto decisamente positivo alla regia, molto lineare ma con alcuni guizzi di originalità, sottolineati anche da un’ottima colonna sonora, che sconfina dal blues al punk (passando per Billy Idol, Talking Heads, The Cure ed altri) e che mi ha fatto conoscere (mea culpa!) anche l’ottimo Ezra Furman, che durante la stagione la fa abbastanza da padrone, con brani scritti appositamente per la serie e un bel cameo “live”.  


La sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi sono ottime, così come la recitazione, che liquido con un corale “tutti molto bravi”. Un plauso anche alla scelta delle ambientazioni: la casa di Otis e i paesaggi sono bellissimi, e per forza: la serie è ambientata in Galles.


Insomma, una serie che sicuramente piacerà ai gggiovani coetanei dei protagonisti, ma che può risultare un gradevole passatempo anche per chi è un po’ più grandicello…astenersi solo mamme anti-rock e sentinelle in piedi, per il resto niente da aggiungere; vedremo se la seconda stagione confermerà il giudizio positivo.

Qui la serie

Giudizio complessivo: 7.5

Trailer



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