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Il Più Bel Gioco della mia Vita


Regia: Bill Paxton

Titolo: Il Più Bel Gioco della mia Vita
Titolo Originale: The Greatest Game Ever Played
Anno: 2005
Genere: Drammatico/Sportivo
Durata: 115 minuti.
Regista: Bill Paxton
Soggetto: “The Greatest Game Ever Played” di Mark Frost (inedito in Italia). 

Cast: Shia LaBeouf, Stephen Dillane, Josh Flitter, Elias Koteas, Marnie McPhail, Peyton List, Jonathan Higgins, Stephen Marcus, Peter Firth, Luke Askew, Justin Ashforth, Len Cariou, Robin Wilcock, Michael Weaver, Nicolas Wright, Timothy W. Peper.


RECENSIONE:

Trama: “La storia narra di Francis Ouimet, un ragazzo di umili origini,
che rimane da bambino subito incuriosito dal Golf, un’attività sportiva praticata soltanto dai gentiluomini aristocratici, tanto da voler provare ad inserircisi ma dovrà superare alcune difficoltà sul proprio cammino come l’ostilità di alcuni aristocratici invidiosi appartenenti al Golf Club e la severità del proprio padre nei confronti del suo sogno di diventare un famoso golfista.

Nel proprio percorso non sarà affatto solo perché avrà l'aiuto necessario da parte di molte persone, tra cui l'esperto capo dei caddie e di un socio lungimirante, grazie ai quali egli riuscirà a partecipare da amateur agli U.S. Open, dove si ritrova a giocare contro i migliori professionisti dell'epoca, fra cui Harry Vardon, un golfista professionista che aveva incontrato una volta da bambino, che, pur avendo una fama internazionale, è vittima quanto Francis delle differenze di classe”.

Siamo all’inizio degli anni 2000 e la “Walt Disney Pictures” stava attraversando un periodo di crisi per via di numerosi mezzi fallimenti sotto il panorama dell’animazione, per questo decise di optare per la creazione di film live-action… e fece bene dato che I Pirati dei Caraibi: La Maledizione della Prima Luna (2003) fu un enorme successo commerciale da diventare il primo capitolo di una saga (purtroppo) ancora ufficialmente inconclusa. 

Dopo tale successo, decise di provare con altre pellicole ma raramente riuscì ad ottenere lo stesso successo economico del primo capitolo sulle avventure di Capitan Jack Sparrow.

Il film in questione non è affatto brutto, anzi si tratta di una pellicola piuttosto graziosa che riesce ad intrattenere abbastanza egregiamente, ma soprattutto che prova esplicitamente a rendere giustizia a uno degli sport più sottovalutati e ignorati di sempre, soprattutto dalla massa.

Attraverso la regia si vede chiaramente la volontà di renderlo il più possibile un gioco avvincente e interessante, distruggendo così tutti gli stereotipi che lo vedrebbero come un gioco inutile e noioso per ricchi nullafacenti. 

Alcuni effetti speciali utilizzati per esprimere la velocità delle palline potrebbe far storcere il naso e far ritornare alla mente degli spettatori più anziani i vecchi anime giapponesi sportivi in cui le palle diventavano dei missili velocissimi e indistruttibili.

La sceneggiatura segue lo schema classico della maggioranza delle pellicola sportive in cui vediamo il protagonista vittima dell’insicurezza, del nervosismo ma soprattutto dei pregiudizi per via della sua origine e condizione economica.

Alcuni cliché sono presenti mentre altri si potrebbe ipotizzare inizialmente la loro presenza ma in realtà risultano soltanto delle trappole, infatti non ci sarà alcuna storia d’amore o situazione intrisa di romanticismo nel film anche se ci si potrebbe aspettare il contrario in certe scene per via della presenza di un personaggio femminile grazioso.

Come in moltissimi altri film vediamo da una parte un genitore (in questo caso la madre) orgoglioso che tifa il proprio figlio senza perdere le speranze mentre dall’altra vediamo l’altro genitore (in questo caso il padre) che non vuole assolutamente che il proprio figlio segua i propri sogni per paura che possa esserne deluso per colpa degli aristocratici invidiosi che stanno intorno a lui, però soltanto negli ultimi secondi del film sembra aver cambiato idea. 



Sinceramente alcuni aspetti dei personaggi e delle loro interazioni interpersonali potevano essere approfondite maggiormente, per esempio la somiglianza tra il protagonista Francis Ouimet e il campione Harry Vardon poteva essere sviscerata e sfruttata meglio per la nascita di una possibile profonda amicizia.

Lo spettatore capisce subito che il personaggio di Harry Vardon è importante per il protagonista dato che gli dimostra che un vero giocatore non si giudica dalle proprie umili origini ma dal proprio valore e dalle proprie capacità sul campo.

Ogni elemento presente nella disciplina del Golf viene trattato con la massima precisione e ne riesce a risaltarne l’importanza.

Risulta assai interessante come il film, anche se non sempre con estrema efficacia, provi a mostrare le basi del Golf senza l’ausilio forzato di alcun polpettone fatto di nozioni e teoria ma solo attraverso le partite a cui assisteremo di persona.

Dato che non ci troviamo di fronte a un documentario o un video istruttivo su come si giochi realmente a Golf, certe regole e nozioni non vengono risaltate dato che la maggioranza dei giocatori sono professionisti o comunque essendo giocatori dovrebbero conoscere perfettamente il regolamento.

Alcune regole di comportamento da rispettare durante una partita, anche se non vengono spiegate esplicitamente nel film, sono piuttosto evidenti soltanto attraverso alcune affermazioni e azioni dei personaggi. 

Queste regole comprendono ad esempio il massimo silenzio ogni volta che qualunque giocatore si accinge ad effettuare il tiro affinchè non lo si disturbi e si deconcentri durante il suo turno.

Altre norme piuttosto includono di cercare di non mettere alcuna pressione sui giocatori che precedono evitando di tirare quand'essi sono ancora all'interno della propria portata di tiro.

In conclusione ci troviamo di fronte ad un film carino e innocente, ma nulla di speciale o particolare,a tratti risulta dimenticabile ma non per forza orribile o insulso da come ci si potrebbe aspettare superficialmente.

Qui il film

Buona visione,


Trailer




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