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San Babila Ore 20 - Un Delitto Inutile


Regia: Carlo Lizzani


INTRODUZIONE 

45 anni fa, proprio oggi 25 maggio, veniva ucciso, a Milano, in Piazza San Babila, all’angolo con Via Mascagni, Alberto Brasili.

Proprio Alberto e il suo omicidio sono stati l’ispirazione per il film “San Babila ore 20: un delitto inutile”, di Carlo Lizzani, che uscì l’anno successivo la sua morte, nel 1976.

La recensione del film la troverete dopo questo mio articolo e porta
la firma di Luca; e proprio con Luca abbiamo deciso che fosse giusto dare un’introduzione storica e contestuale al film di Lizzani; anche se i personaggi sono inventati prendono spunto da fatti e accadimenti della Storia appena passata e meritano di essere ricordati.

Il film racconta la Milano degli anni di piombo, quel periodo storico tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’80 che portò ad una radicalizzazione del pensiero politico e della lotta armata, da entrambi gli schieramenti politici. Questo periodo storico ha una data di nascita ben precisa, il 12 dicembre 1969, la Strage di Piazza Fontana. Furono anni di crisi, terrorismo, lotta, sangue, stragi e migliaia di morti.


In questo periodo buio della nostra storia si consuma il barbaro omicidio di Alberto Brasili. Alberto era uno studente-lavoratore, militante di sinistra; viene ucciso da 5 coltellate ,una sera di primavera, vicino a Piazza San Babila, mentre passeggiava insieme alla sua fidanzata, Lucia Corna, che si salverà per miracolo. Un luogo non scontato in questa storia perché Piazza San Babila, in quegli anni, era il ritrovo della destra, dell’estrema destra milanese, il ritrovo dei cosiddetti “sanbabilini”.

L’omicidio di Alberto fu un omicidio fascista. Fascista fu il metodo, fascisti furono gli assassini. Alberto e Lucia diventano bersaglio delle lame fasciste per il loro aspetto, per il loro eskimo, per i capelli lunghi e i pantaloni a zampa, che li identificano senza alcun dubbio come appartenenti ai movimenti di sinistra. 

L’attacco non fu casuale ma perpetrato con attenzione per uccidere e non per ferire. Alberto diventa, così, la vittima sacrificale, il sangue rosso innocente che deve essere versato per perseguire i proprio ideali e vendicare i proprio caduti. Alberto non fu ucciso da dei “drogati”, come affermarono i giornali di destra dell’epoca, non fu un regolamento di conti, fu un omicidio politico. Di coloro che si sono macchiati le mani del suo sangue sappiamo nomi e cognomi, e forse sappiamo anche i nomi di coloro che fomentarono la lotta armata.


Proprio la sua morte diventa ispirazione tragica per Carlo Lizzani che in San Babila Ore 20: Un Delitto Inutile distilla i fatti, i luoghi, i protagonisti e li rende visibili per il grande pubblico, che in quegli anni riconosce su quello schermo la storia che stanno vivendo, quella stessa storia che ora appare così lontana e rarefatta.

San Babila Ore 20: Un Delitto Inutile è un film che amo molto, così come è molto forte la passione che ho per quel periodo storico, gli anni di piombo, e per questo sono molto contenta e grata a Luca di avermi fatto scrivere questo articolo.

Oggi volevamo ricordare la memoria di Alberto. Volevamo ricordare Alberto con le parole e con le immagini. Volevamo ricordare Alberto per non rendere vana la sua morte.


Ora vi lascio alle parole di Luca che vi parlerà più nel dettaglio del film.



RECENSIONE FILM

Dopo la doverosa introduzione sul periodo storico e sugli episodi che lo hanno ispirato, passiamo ad analizzare il film, che porta la firma, come già anticipato, di Carlo Lizzani.

Ci tengo particolarmente a citare il regista perché, viste le tematiche affrontate, mi verrebbe da dire che pochi sarebbero stati più adatti di lui a girare questa pellicola. Carlo Lizzani infatti, fiero antifascista e compagno di quel Berlinguer che molti di noi oggi rimpiangono, non credo debba essere stato convinto con la forza a raccontarci questa storia che, lo ripetiamo, è la sua storia, ma che inevitabilmente si rifà agli eventi sopra descritti (come evidenziato subito nei titoli di testa). E poi basta dare un’occhiata alla sua filmografia, per renderci conto di quali siano state le sue ispirazioni e quale sia stato il suo credo politico.

In San Babila Ore 20: Un Delitto Inutile, senza dilungarci troppo nella trama, ci viene rappresentata una folle giornata di un gruppo di “sanbabilini”, per i quali farsi le seghe davanti al busto del Duce non è più così gratificante, tanto da indurli ad una serie di azioni che culmineranno con l’omicidio del “nemico” rosso.


L’atmosfera è quella tipica che si respira nei film italiani degli anni ’70, genere che adoro soprattutto per quanto riguarda i poliziotteschi e non è un caso incontrare Milano come protagonista, dato che in capolavori quali Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare  e Milano Calibro 9  proprio la città della Madonnina la fa da protagonista.

E pure qui chiaramente fa da ottimo contorno a tutta la faccenda, offrendo al gruppo di fasci quel tipico accento, decisamente più marcato per l’occasione, che contribuisce in maniera significativa a renderli odiosi sin dal primo minuto. Grande plauso quindi a Lizzani, per essere riuscito nell’intento, considerando esclusivamente l’aspetto tecnico al di là di ogni discorso politico.




Le musiche composte dal Maestro Morricone si incastrano perfettamente all’interno della vicenda (che novità eh? 😉) e fanno da perfetto contorno ad un comparto tecnico di buon livello, con una regia diretta e senza fronzoli, che bada poco a virtuosismi e si concentra sull’obiettivo.

Obiettivo che non può fare a meno di far emergere svariate critiche distribuite equamente da Lizzani, che non risparmia nessuno, polizia inclusa. Basti pensare infatti al totale menefreghismo evidenziato di fronte agli scontri tra le fazioni opposte, menefreghismo che viene a mancare solo quando ormai ci è scappato il morto. A corredo troviamo poi una serie di altri” indizi” utili per inquadrare il periodo e l’accento volutamente politicizzato del film, come Il Capitale di Marx in prima fila nella vetrina della libreria di Piazza San Babila, i bersagli a forma di donna al poligono, il passo dell’oca in mezzo alla strada e l’indignazione del padre fascio di fronte al figlio che mangia con la mano sinistra (e chissà quale sarebbe la sua reazione se sapesse poi che quella è la stessa mano con cui il figlio, in bagno, “rende omaggio” al suo idolo).


Insomma, il clima pesante che si respirava in quegli anni esce fuori piuttosto bene e trova compimento in una delle scene più cariche di tensione di tutto il film, quella del mancato appizzamento della bomba all’interno della sede dei compagni. Peccato solo per alcune parti meno efficaci (mi viene in mente quella della scenetta dei cazzi finti per esempio), piazzate lì giusto per allungare il brodo come spesso si faceva in quegli anni.

I personaggi vengono inquadrati piuttosto bene, grazie anche ad una sufficiente prestazione di un cast che non vedeva attori di prim’ordine. L’unico appunto è la figura dell’ingenua Lalla, decisamente troppo forzata e fuori dal contesto (almeno a mio parere).

Detto ciò, ritengo che il film sia nel complesso molto valido, soprattutto per aver saputo trasportare lo spettatore, e lo dico anche a distanza di molto tempo, dritto all’interno di quegli anni.

Chiudo raccomandando di scegliere con cura la versione del film da vedere (qualora abbiate il piacere di farlo), in quanto esistono riproduzioni censurate in alcuni aspetti piuttosto significativi.

Qui il film
Giudizio complessivo: 7.5
Enjoy,


Trailer



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