Il Signore Del Male: La Recensione del Film



Regia: John Carpenter

Questo film non spaventa: inocula direttamente la Paura.

Ti fa incubare il germe sottopelle, come un raffreddore di quelli che prima tiri su con naso e l’attimo dopo sei bello costipato, col catarro che imperversa nelle mucose infiammate e i nani smazzuolatori in testa e ti chiedi dove l’hai preso. Forse hai guardato Il Signore del Male, o te lo hanno trasmesso, come accade ai protagonisti del film.

John Carpenter è un regista che non ha bisogno di grosse presentazioni, basta scorrere la sua carriera per trovare alcuni capisaldi dell’Orrore degli ultimi quarant’anni, e però questo Signore del Male all’interno della sua filmografia ne esce un po’ in sordina, incastrato tra La Cosa (1982) e Il Seme della Follia (1994) e i tonfi al botteghino.

E ciò è Male, perché è davvero una pellicola inquietante. Ne vidi un pezzo da bimbetto in seconda serata (ai tempi in cui iniziava alle 22.30, scusate il boomer moment, prima di essere spedito a letto dal genitorame con l’imperioso comando di “E non guardare queste cose che poi non dormi”), e mi rimase appiccicato alle sinapsi. Vedendolo di recente, ho scoperto che ricordavo praticamente tutta la porzione iniziale e che rivivevo lo stesso senso di ansia.


Carpenter firma la sceneggiatura firmandosi Martin Quatermass, prima delle tante citazioni/omaggio di cui è permeato il film e si occupa anche della colonna sonora, confezionando quel leitmotiv pulsante e ansiogeno, che fa da febbre al bacillo che esploderà durante il film: Tensione e Paura.

Padre Loomis - (auto) citazione dal Dottor Loomis di Hallowen, interpretato pure dallo stesso attore, Donald Pleasence – eredita da un prete appena defunto uno scrigno d’argento con dentro una chiave, che non apre la stanza delle mogli di Barbablù, ma quasi: il sotterraneo di una chiesa di periferia, dove all’interno si trova, circondata da candele e crocifissi, una teca cilindrica con dentro una centrifuga di verdure irrequieta, nascosto persino al Vaticano.


Il prete chiede l’aiuto al professore Birack per studiare la faccenda. Questi raduna i suoi studenti migliori e tramite computer scoprono che il liquido è senziente e che si tratta dell’Anticristo, che prontamente comincia ad infettare alcuni studenti, mentre gli altri faranno tutti l’identico sogno in svolgimento (“questo non è un sogno, è un messaggio dall’anno uno…nove…nove…”). E fuori, un gruppo di barboni capeggiati nientemeno che da Alice Cooper - più inquietante senza trucco - cingono d’assedio la chiesa…


Carpenter dirige un film molto personale, con riflessioni non banali su scienza e religione, dove Cristo e Anticristo sono in fondo due facce della stessa medaglia. Più familiare è il tema dell’assedio, dai tempi di Distretto 13 – Le Brigate Della Morte (1976), che permea parecchi suoi film.

Pessimista ed inquietante come pochi altri film, è formidabile nella sequenza del sogno (che NON è un sogno, ma un messaggio) girato in uno stile granuloso da telecamera amatoriale, che mostra una figura spettrale sulla soglia della chiesa, un’immagine che diventa di default l’icona del film.

In pratica il Vangelo secondo Carpenter; mentre questa non è una recensione, ma un messaggio dall’anno due…zero…due…

Buona visione,


Trailer



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