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Thanatomorphose



Regia: Éric Falardeau 

RECENSIONE

Dunque, vi siete mai chiesti quale sia il film più disgustoso che abbiate mai visto? Beh, se non lo avete mai fatto o se non siete stati in grado di rispondere, Thanatomorphose potrebbe essere sicuramente un validissimo candidato ad occupare una delle primissime posizioni.

Si parla di un body horror piuttosto classico, dove la trasformazione del corpo è protagonista assoluta della discesa lungo l’abisso da parte della protagonista, la quale dovrà ben presto iniziare a convivere con il progressivo disfacimento fisico e mentale che la porterà ad un isolamento inevitabile e quantomai utile per coloro che le stanno accanto.

È chiaro che quando si parla di questo genere, il richiamo al Maestro Cronenberg è immediato e doveroso, e sicuramente il regista canadese Éric Falardeau, che per altro firma qui il suo esordio, qualche film del connazionale ben più affermato se lo sarà visto. Pochi invece mi risultano essere gli appassionati del genere che abbiano avuto l’occasione di godersi questa piccola perla nascosta, in favore per esempio dei Contracted (Fase I  e Fase II ), maggiormente conosciuti e certamente apprezzabili (il primo soprattutto), ma decisamente meno efficaci di Thanatomorphose.

L’inizio psichedelico, quasi in stile Gaspar Noè, fa già prendere bene e ci introduce direttamente nella vita della giovane protagonista. Un’esistenza che ci appare malinconica e priva di quella spensieratezza che dovrebbe contraddistinguere i ragazzi della sua età, scandita in maniera fredda e puntuale da intermezzi di violino che accompagnano perfettamente l’aura di insoddisfazione che respira all’interno della casa. 


La casa per altro, diventa l’unico ambiente che ci è dato vedere, l’unico palcoscenico dentro cui si consuma il dramma di Laura e all’interno del quale è evidente come i costumisti abbiano deciso di risparmiare sugli abiti di scena 😂. 

Il processo di decomposizione (perché in fondo di questo si tratta) è piuttosto lento nelle prime fasi, per poi accelerare con il passare del tempo e si avvale di effetti veramente ben realizzati, talmente realistici da restare ben impressi nella mente anche di chi ha visto ogni qual tipo di nefandezza visiva, inteso nel miglior significato del termine. Certo, per chi non è avvezzo a certe immagini, alla lunga può diventare pesante da digerire, ma d’altronde non credo che chi possiede lo stomaco di un’educanda vada in cerca di titoli simili.


I dialoghi sono ridotti al minimo, così come le interazioni sociali (chiedere all’amico per i dettagli); abbiamo solo un corpo che lentamente marcisce, portandosi dietro una mente che ci appare fragile ed incapace di agire, facendo così esplodere quel sentimento represso di inadeguatezza e di non sentirsi accettati, che porterà la ragazza a rifiutare “gentilmente” qualsiasi tipo di aiuto.


Tra una sequenza e l’altra, trovano poi spesso posto alcuni intermezzi dannatamente disgustosi, ma incredibilmente efficaci, dove filmati di animali in visibile stato di decomposizione vanno a mescolarsi con quelli della ragazza, tanto che ad un certo punto non capisci più a chi appartengono i vermi che campeggiano sullo schermo, obbligandoti quasi a darti un’occhiata allo specchio per controllare che dalle tue parti sia tutto apposto.


Ma ciò che è ancora più efficace della nuda e cruda potenza delle immagini, è quel sentimento di impotenza che non offre un briciolo di speranza, che ti colpisce e ti lascia dimmerda per alcuni minuti dopo la fine dei titoli di coda.

Peccato solo per alcune situazioni un po’ difficili da credere (come per esempio il non aver mai cercato un medico anche quando le cose non erano ancora degenerate), per un briciolo di noia che tende ad arrivare nelle fasi centrali dato che, come ho già spiegato, non succede praticamente nulla e per il tentativo, non del tutto riuscito, di coniugare la morte esteriore del corpo, con quella interiore della ragazza, perché altrimenti il filmone da super voto qui ci poteva scappare.

Certo è che quel dannatissimo respiro rantolante sul finire è di un’ansia pazzesca e per un po’ non te lo levi dalla testa, tanto che mi preme di consigliare ancora una volta che, se siete dei presi male di natura, è meglio lasciar perdere questo film.

Per il resto, voglio soltanto menzionare il grandissimo e poetico finale, dove il trionfo del body horror trova il suo totale compimento, lasciando unicamente lo spazio al ronzio delle mosche e all’incedere dei violini. Applausi. 

Giudizio complessivo: 7.8
Buona visione (consigliato soprattutto durante i pasti),



Trailer



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