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Kill BIll



Regia: Quentin Tarantino

Recensione chiaramente unica, in quanto ho sempre considerato Kill Bill 1 e 2 un unico film, e non un film qualsiasi, ma uno dei migliori sfornati da Quentin Tarantino, che insomma, volenti o nolenti (e lo dico a beneficio dei suoi detrattori), due cosette ha saputo dirle in ambito cinematografico.

Violenza che non risparmia nessuno, splatter che divampa come se non ci fosse un domani, braccia e teste mozzate, dialoghi in puro stile QT e spazio anche ad un filo di sentimentalismo…davvero pensate di poter trovare di meglio in giro? Beh, forse qualcosa si trova (tra l’altro anche a firma dello stesso regista del Tennessee), ma non è che me ne vengano in mente così tanti.

L’inizio, con la Thurman gonfiata come un canotto, è ormai un’immagine che entra di diritto nei ricordi di tutti gli appassionati, con il concetto che "la vendetta è un piatto che va servito freddo" che, pure per chi non lo fa proprio nella vita quotidiana, comincia ben presto a divenire una più che fondata convinzione.

E la vendetta della sposa è senza dubbio uno degli esempi di revenge maggiormente apprezzabili dell’ultimo ventennio, con un fischio che è divenuto un marchio di fabbrica e con alcune scene che sono diventate a dir poco iconiche.


Basti ricordare su tutte la sequenza della storia di O-Ren, girata sotto forma di anime, con spruzzi di sangue che tra un po’ manco si vedono in The Machine Girl  o in Tokyo Gore Police  (no vabbè non esageriamo, questi sono inarrivabili 😆), una scena che ti lascia a bocca aperta e che la prima volta ho dovuto rivedere per ben 3 volte, una vera gioia per gli occhi. 



Ma non scordiamoci pure la storica, quanto clamorosamente irreale battaglia alla Casa delle Foglie Blu, roba che manco Bud Spencer e Terence Hill dei tempi d'oro sarebbero usciti vincitori (e non vengono citati a caso, perché sicuramente Tarantino li apprezza), con il meraviglioso invito finale a togliersi di mezzo, ma lasciando sul campo gli arti persi durante il combattimento. 


E a proposito di citazioni, come non dimenticare l’eccellente estrazione del bulbo oculare, in pure stile Fulciano, a dimostrazione di come Quentin sia decisamente di bocca buona quando si parla delle influenze avute durante la sua carriera.

Ah e poi, in tutto questo, le vogliamo spendere due parole per Uma Thurman? Il film infatti è chiaramente costruito su di lei (e vorrei vedere, visto che in parte l’idea del film nasce proprio dalla sua mente) e Uma risponde presente con una prestazione da urlo che, dopo l’eccezionale interpretazione di Mia Wallace in Pulp Fiction,  le garantisce un altro personaggio clamoroso. 

A fare da contorno, le figure di Hattori Hanzo e di Pai Mei si mostrano come un assoluto valore aggiunto, implementato, se possibile, da un grandissimo David Carradine nei panni di Bill, per il quale però e necessario attendere l’inizio del secondo capitolo al fine di goderne appieno le potenzialità.


Per cui, regia top, prestazione recitativa top, cosa manca? Ah giusto la colonna sonora e, guarda un po’, abbiamo un top pure qui e d’altronde con nomi del calibro di Morricone (grazie Maestro), Bacalov ed Ortolani che cazz vi aspettavate???

Insomma, trovare qualcosa fuori posto è impresa a dir poco ardua, per cui la smetto e chiudo qui, raccomandandone ovviamente la visione qualora ci fosse qualche folle che ancora non ha provveduto.

Giudizio complessivo: 9
Enjoy,



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