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Sinister



Regia: Scott Derrickson


RECENSIONE

Difficilmente negli ultimi anni si ricordano molti horror ai quali non si può rimproverare quasi nulla. Beh, Sinister è sicuramente uno di quelli, un dannatissimo filmone che ha tutti i connotati tipici del genere e che soprattutto non ha praticamente niente fuori posto.

D’altronde giova ricordare che il regista è tale Scott Derrickson
(che per altro firma pure la sceneggiatura, giusto per aumentarne i meriti), autore anche de L’Esorcismo di Emily Rose, un altro film che all’epoca mi aveva convinto molto, regalando al pubblico pure svariati momenti decisamente inquietanti.

Ed infatti la parte tecnica è assolutamente di buon livello, con un’ambientazione, quella della casa maledetta, che potrebbe sembrare banale in quanto iper abusata, ma che riesce a garantire un livello ansiogeno assolutamente costante.

Il film è costruito sulla figura dello scrittore Ellison Oswalt, sempre a caccia di tranquille storielle familiari finite nel sangue, da poter poi trasportare all’interno dei suoi romanzi. Nei suoi panni, un ottimo Ethan Hawke si muove perfettamente attraverso ciò che la sua nuova casa ha in serbo per lui, un terribile segreto che troverà il suo compimento nel validissimo finale. 


Ad accompagnarlo, oltre i due figlioletti, che diventeranno via via figure chiave della vicenda, troviamo Juliet Rylance, ad interpretare la parte della dubbiosa moglie che aveva fiutato il pericolo ma che, per amore del marito, decide che forse è meglio diventare protagonisti del piano messo in atto dalla figura misteriosa che inizia a fare pian piano capolino. Anche la sua interpretazione è di livello pregevole ed è impossibile non ricordare l’episodio in cui sbroccano entrambi urlandosi in faccia tutto il male che sta prendendo possesso delle loro vite.



I filmati in super8 trovati da Ellison dentro la casa sono sicuramente uno dei punti chiave della vicenda, non solo per l’importanza che avranno nel portare a compimento il piano perpetuato, ma anche perché risultano dannatamente inquietanti, grazie soprattutto alla tecnica con cui sono stati riprodotti e ad alcuni accorgimenti, principalmente sonori, che hanno amplificato l’efferatezza dei crimini commessi e ripresi con una nonchalance che difficilmente avrebbe potuto far capire chi li stesse effettivamente girando. 


Alcune scene le ho trovate davvero interessanti, su tutte il figlio indemoniato all’interno della scatola, il presunto responsabile di tutta la faccenda che si muove nel pc mentre lo scrittore si gira un attimo, quei maledetti bambini che ad un certo punto iniziano ad apparire ovunque e la rimpatriata in soffitta. Ma ce ne sarebbero molte altre, perché Derrickson gioca molto sul mantenere la tensione piuttosto costante, non risparmiando alla spettatore svariati jump scares, alcuni dei quali davvero pregevoli e non sempre resi vincenti solo da effetti sonori spinti oltremisura.


La figura del mangiatore di bambini, alias Bughuul, alias Mr. Boogie risulta interessante e viene ben rappresentata. Forse viene leggermente forzato il modo in cui riesce a manifestarsi (considerando che quando la tecnologia ancora non era così sviluppata, le possibilità di entrare in gioco non erano poi così agevoli), ma nel complesso credo che la storia stia molto bene in piedi.

Il ritmo si mantiene sempre alto, non ci sono momenti di noia e ogni tanto ci scappa pure qualche citazione illustre (do you remember Cujo?) e, come sottolineato precedentemente, il finale chiude perfettamente il cerchio, prima della proiezioni dei suggestivi titoli di coda finali.

Per cui vi chiedo, ma perché state ancora perdendo tempo a leggere le mie farneticazioni? Correte a vedere il film (se non lo avete ancora fatto), oppure correte a rivederlo (se come il sottoscritto avete una memoria non esattamente da elefante).

Qui il film
Giudizio complessivo: 8.5
Enjoy,


Trailer



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