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Fotogrammi Di Un Film Horror Perduto



Autore: Helen McClory

Fotogrammi di un film horror perduto è l’opera d’esordio di Helen McClory, uscita per la prima volta nel 2015 e arrivata solo quest’anno al pubblico italiano per Il Saggiatore. 

Fotogrammi è una raccolta di 40 tra racconti brevi e brevissimi, in cui la McClory riesce a tessere trame e incastrare eventi e situazioni grottesche a tratti sognanti e poetiche. 

La McClory ha un dono prezioso e non ha paura di usarlo, al contrario;
lanciando tutte le frecce al suo arco riesce, in pochissime battute, a costruire impressioni, trame ed intrecci (cosa che a volte non riescono a fare i suoi colleghi più illustri, in romanzi interi). Sa cosa scrivere e sa molto bene come farlo. Questa ragazza scozzese ha fantasia e ne ha moltissima, riesce a manipolare la realtà quotidiana creando “altro”, un piano superiore alla realtà reale che a tratti risulta sovrapponibile e in altri completamente divergente. 

Le storie di Fotogrammi sono estremamente varie e differenti, ma tutte hanno un rumore di fondo in comune: l’assurdo, declinato nelle forme più disparate. Passiamo da un assurdo più duro e puro in cui la McClory prende situazioni normali e gli lancia addosso una secchiata di sangue rosso come in Di quella volta che mi hai tagliato la mano e poi l’hai servita a tavola, come se fosse prosciutto

“[…]Mi hai preso la mano. Pensavo che volessi portarmi da qualche altra parte. Invece hai sollevato il coltello del pane. Ancora non avevo idea di cosa avessi in mente… […]Avrei voluto che ci fosse una mannaia, almeno. Un arnese più pesante, per fare le cose in modo netto, senza tutti quei movimenti […]”

Ad un assurdo nel senso letterale come in Ragazza bella morta si prende una pausa

“[…]la ragazza morta si prepara un caffè nel cucinino con le pareti rivestite in legno e ci aggiunge quattro cucchiaini di zucchero, la panna, ed è la cosa migliore che abbia mai assaggiato[…]” 

O in Biblico

“[…] s’inginocchiava sul suo scheletro e si staccava la schiena, scrollandosi di dosso la carne dalle braccia. E poi quel che rimaneva delle ossa si polverizzava, crollando a terra. I suoi occhi, sospesi per un attimo, cadevano poi nel fuoco. L’ultima cosa che vedeva era il cielo notturno, incorniciato di luce infernale […]” 


I titoli delle storie sono già di per se stessi una storia nella storia, spiegano e a volte completano quello che si andrà poi a leggere, come in Sirene sessualmente frustrate, in cui ci si cala nella quotidianità di queste povere donne ibride costrette ad una vita ibrida; il sesso, la vita dei mari, la morte: 


“[…] Le sirene si radunano in cima a lucidi scogli, brillano selvaggiamente, cercano di pensare a qualcosa in più da dire di un semplice Hai mai provato un orgasmo? […]” 

È difficile scegliere la storia delle storie ma forse la mia preferita è Breve storia della creazione, che mi ha ricordato molto un racconto di Ballard, Ora Zero; una persona che attraverso le sue azioni, volute o no, dona la morte: 

“[…] non è più un bambino, ormai; ha quattordici anni. Ma non è una consolazione. Non ora che ha ucciso due persone […]” 

La forza distruttiva e disturbante del libro della McClory è la brevità delle sue storie, sono proprio piccoli frammenti di un film, in cui tocca al lettore esercitare la propria visione e riempire i vuoti lasciati dall’autrice; tocca a noi finire le narrazioni, completarle o addirittura dar loro un inizio. Questa lettura attiva all'ennesima potenza dona una luce diversa ad ogni trama, ad ogni pezzo di storia; ognuno di noi è diverso, ognuno ha la sua fantasia morbosa o innocua, ognuno di noi completerà le storie a proprio gusto formando così mille altre storie. I racconti andrebbero gustati in ordine sparso per ridare al caos che creano un ordine personale, metterli in fila e creare una grande storia, ancora più assurda delle parti che la compongono. 

Helen McClory è da tenere d’occhio molto da vicino e per essere un’opera prima Fotogrammi è una delle cose più belle, fresche e originali che mi siano capitate per le mani negli ultimi anni. 

Qui il libro

Buona lettura,

Claudia Borioli

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