-->

Zombi – Dawn of the Dead



Regia: George A. Romero

RECENSIONE

"...Quando non ci sarà più posto all'inferno i morti cammineranno sulla Terra...

E sì, non ci sono cazzi, chiunque abbia il coraggio e l’onore di poter fare un film sugli zombies, deve necessariamente passare e ringraziare Mr. George A. Romero, colui che aveva dato inizio a tutto con l’eccezionale Night of the Living Dead e che prosegue qui il suo viaggio a tema morti viventi.

Come già tutti voi sapete infatti (e qui vado sulla fiducia, quindi non diludetemi 😉), l’idea del regista era appunto quella di rappresentare le tre fasi dell’invasione zombie, iniziata con la Notte (“Night of…”), che segnava l'inizio del contagio, proseguita con l’Alba (“Dawn of…”), che sottolinea il contagio che sta avvenendo, e chiusa con il Giorno (“Day of…”) che segnerà inequivocabilmente il contagio già avvenuto e dilagante. 

E non sorprende a questo punto, l’ancora una volta imbarazzante titolo italiano (Zombi), che toglie proprio il senso dell’idea di Romero, ma che quantomeno ci consente di introdurre la figura di Dario Argento, che ebbe un ruolo decisamente importante a livello di sceneggiatura e colonna sonora. Questo chiaramente vale per quanto riguarda la versione internazionale del film, quella più comunemente vista ed apprezzata, dal momento che ne esistono pure altre a firma esclusiva del compianto regista newyorkese. 


Parlando poi di colonna sonora, è d’obbligo menzionare la firma eccezionale dei Goblin (che guarda caso con Argento si abbinano come rum e cioccolato), che regalano come al solito musiche coinvolgenti e sapientemente azzeccate per il contesto a cui vengono abbinate (vedasi per esempio quelle nella scena iniziale del condominio). Ma non solo questo, basti pensare anche solo per un attimo a quel motivo tambureggiante che accompagna i protagonisti mentre tentato di ergere le proprie difese nei confronti della minaccia incombente, un motivo che ti entra dentro e che fatica ad abbandonarti. 

Ecco ho appena parlato di “minaccia incombente” e, dopo quasi 300 parole mi sono accorto di non essermi ancora focalizzato sui reali protagonisti della pellicola, i Morti Viventi, o Zombies, chiamateli come volete che tanto fa poca differenza. 


La loro realizzazione è estremamente efficace, grazie ad effetti perfettamente realizzati (considerata anche l’epoca) da quel Tom Savini che è senza dubbio un marchio di fabbrica e soprattutto rappresentano l’esatto prototipo di come deve essere lo zombie, famelico ovviamente, ma soprattutto LENTO

Ora è chiaro che con l’evolversi delle tecnologie e la necessità di ricercare sempre qualcosa di nuovo ed originale, abbiamo avuto diverse evoluzioni del concetto di morto vivente, ma per conto mio quello visto qui è esattamente la figura di riferimento da cui risulta estremamente rischioso discostarsi (avete capito bene, registi emergenti e non? 😆).


Lo spaccio di sangue innocente non viene certo risparmiato e le scene mitiche non si contano, a partire da quella iniziale e straordinaria nel centro commerciale con gli zombies che si muovono a ritmo di musica, per proseguire poi con le loro smorfie dietro il vetro, il loro banchetto a base di braccia e gambe umane, e insomma ce n’è davvero per tutti i gusti e potrei andare avanti citando quasi tutto il film.


Ma, dato che mi sento magnanimo, ve lo risparmio (invitandovi chiaramente a recuperarlo qualora foste tra i pochi folli che ancora non lo hanno fatto), soffermandomi invece su un altro punto chiave di questo lavoro, i classici riferimenti socio-politici tanti cari al regista, introdotti anche grazie all’iconica frase del prete… 

"...ora siete più forti di noi, ma presto credo che loro saranno più forti di voi...quando i morti camminano signori, bisogna smettere di uccidere, se no si perde la guerra...". 

Tutto il film infatti racchiude una chiarissima denuncia alla società dell'epoca, resa ormai schiava del consumismo, e fondata su un pericoloso individualismo, coadiuvato inoltre dalla chiara incapacità di media ed istituzioni di far fronte alle problematiche in atto. Appaiono quindi emblematiche le scene di isteria all’interno dello studio televisivo (non distanti, mi immagino, da quelle viste durante le prime fasi del nostro covid), così come assolutamente metaforico appare il contesto del centro commerciale, il luogo dove non solo tentano di trovare rifugio i sopravissuti (sfruttandone le risorse al loro limite come manifesto della società consumista e materialista), ma anche il punto di arrivo per l’orda di morti viventi che, proprio nel centro commerciale, ritrovano il loro porto sicuro, la loro “casa”. 


Se proprio devo trovare un difetto a questo grande capolavoro, lo si può riscontrare forse in una eccessiva lunghezza, con alcune parti forse tagliabili o quantomeno accorciabili, difetto (per altro veniale) che, se non mi do una calmata, potrebbe andare anche a ripercuotersi sulla recensione 🤦‍♂️, dato che per perle di siffatto calibro non è mai semplice contenersi. 

Detto ciò la chiudo qui, consigliando ancora una volta la visione di tutti i film del caro vecchio George (quantomeno i primi 3 di questa trilogia) così, se vi trovate all’interno di una discussione inerente gli zombies, almeno avete diritto di cittadinanza per poter intervenire. 

Giudizio complessivo: 9 
Enjoy, 



Trailer



Lasciate un commento, oh voi che leggete...
Per non perdervi neanche una recensione, seguiteci qui 😉:

     

Nessun commento:

Posta un commento