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Una Messa Per Dracula: La Recensione del Film



Regia: Peter Sasdy

Il telefono squilla in casa Lee.

«Ciao, qui è la Hammer films, avremmo un altro Dracula in cantiere.»

All’attore va di traverso il tè delle cinque; così marca visita.

«Ho il certificato medico; dice che per farlo devo avere un cachet più alto, o una percentuale sugli incassi. Ho saputo che i Dracula in America ha molto successo…» Risponde.

«Grazie, le faremo sapere.» E’ la frettolosa risposta di casa Hammer prima di riattaccare. 

«Christopher Lee fa l’esoso, e noi faremo a meno di lui: per il prossimo film il Conte sarà solo nei titoli e lanceremo un nuovo vampiro, Lord Courtley e…Cosa c’è?»

«Ehm…Gli americani non comprano il film se non c’è Lee come Dracula

Ai vertici degli studios va di traverso il Gin Tonic.

«By Jove! Invitiamolo a pranzo e vediamo di mediare.» «E la sceneggiatura? Sono a metà con Lord Courtley...» «Buttaci Dracula nell’altra metà. La Hammer è come il maiale, si ricicla tutto.»


La boutade sopra racconta molto bene la genesi del quarto capitolo del ciclo di Dracula targato Hammer. Il precedente Le Amanti di Dracula (1968) ha incassato quindi, con il film ancora in giro, si pensa di battere il Conte finché è caldo. Viene proposto lo script Dracula’s Feast Of Blood da parte di Kevin Francis, figlio di Freddie Francis, regista del film precedente, ma viene rifiutata. Salvo poi usare alcune sue idee e fare incazzare l’autore, che unitamente ad un recalcitrante Lee ad “draculare” ancora – ipse dixit - fanno venire alla Hammer voglia di una pinta di valium.


Sistemati i problemi e rassicurati i distributori americani, il film può finalmente partire. Un’altra pinta, grazie.

Una Messa Per Dracula si apre con la sequenza di chiusura del film precedente. Un viscido antiquario, buttato fuori dalla carrozza dove viaggiava, mentre cerca di raggiungere la meta a piedi sente grida disumane e si ritrova ad assistere all’agonia di Dracula, impalato da una croce. Il vampiro si dissolve in polvere, lasciando mantello e anello. 

«Il sangue di Dracula…» Borbotta spaventato, raccogliendo i reperti. Chissà che ne farà? Come direbbe Alice Cooper: «Mentre amici e amanti piangono sulla tua stupida tomba io ho ben altri usi per te, caro…» E il titolo originale Taste the blood of Dracula ci dà l’indizio; non proprio la solita ricetta per un Bloody Mary fai da te.

Passiamo poi a tre rispettabili padri di famiglia tutti casa, chiesa e habituè di bordello. Proprio lì incontrano il debosciato Lord Courtley il quale, per scuoterli dalla noia della solita routine vittoriana, gli promette meraviglie se acquisteranno certi oggetti da un suo amico antiquario. Indovinate quali?

I tre accettano e si recano all’appuntamento per la messa nera, dove il nobilastro verserà il sangue in quattro calici che però nessuno ha il coraggio di bere: preferivano il Bloody Mary. Così, per convincere i tre pusillanimi Courtley darà l’esempio, ma si ritroverà agonizzante. Folli di paura, i tre lo uccidono a calci a bastonate e scappano. Dracula risorgerà dal corpo del discepolo per vendicarsi. Sedurrà le figlie e i figli dei tre, sobillandoli contro i genitori. Chi lo fermerà?


Siamo al terzo sequel della saga, un film tutto sommato gradevole e convincente nonostante le peripezie di cui abbiamo già parlato. C’è ancora una certa cura nei dettagli, come i suggestivi esterni agli Elstree Studios e, - per i fan più attenti - quelli girati all’Highgate Cemetery che non solo è un bellissimo posto (parola di visitatore sfegatato), ma in quegli anni sale alla ribalta proprio per avvistamenti di vampiri al suo interno e che porterà addirittura un pittoresco personaggio, tale David Manchester, a scoperchiare delle bare in diretta tv per provare la presenza di non morti, il 13 maggio 1970, due giorni prima dell’uscita del film. Non poteva esserci pubblicità migliore.

Per chi avesse voglia di approfondire il corollario di avvistamenti vampiri ad Highgate, vi rimando a YouTube.

La Messa del titolo nostrano si riferisce a quella nera che fa risorgere Dracula e a quella sacra che lo distrugge nel finale (scena che ha del lisergico). Un po’ datata l’allegoria tra la ribellione dei figli contro il patriarcato vittoriano con le contestazioni flower power di quegli anni, ma per il resto il film tiene ancora. I canini cominceranno a cariarsi col capitolo successivo, Il Marchio di Dracula (1971).

Da rivalutare. E ora, un bel picnic ad Highgate per un apericena a base di Bloody Mary. Alla spina.

Curiosità: narra la leggenda che Vicent Price sarebbe stato opzionato per il ruolo di uno dei tre pater familias, ma la riduzione di budget abbia fatto sfumare la sua presenza.

Buona visione,


Trailer


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