Django Unchained: La Recensione del Film



Regia: Quentin Tarantino  

La strada del cacciatore di taglie Schultz si incrocia con quella dello schiavo Django, il cui incontro instaurerà una atipica alleanza.

Rivisitazione del Django (1966) di Corbucci ed interpretato da Franco Nero (presente nella pellicola) ed omaggio ai western di Sergio Leone, Quentin Tarantino ci porta a conoscere la sua personale ed originale versione del pistolero, trattando il forte tema della schiavitù, il tutto servito in chiave pulp. 

Dalla regia sempre brillante, alla fotografia oltremodo ottima, la mano esperta del regista è sicuramente ben visibile accompagnando il tutto con un mush up di musiche, dal rap alle più adatte all'ambientazione proposta, dove vige il tocco del Maestro Morricone

Sicuramente, a mio avviso, non il miglior film tra le opere "tarantiniane" che di lì a poco ci regalerà un western molto più brillante e vero come The Hateful Eight, mentre qui cade in una narrativa che sicuramente funziona ma che si perde, tra una sparatoria ed un fiotto di sangue, in gag comiche sicuramente contestualizzate ma a mio dire forzate e fuori luogo, rendendo poco credibile ciò a cui si sta assistendo.


Il livello interpretativo è sicuramente alto, grazie alla partecipazione di attori d'alto calibro come DiCaprio e Samuel L. Jackson, ma tra cui senza dubbio spicca un Christoph Waltz che, in più di una occasione, riesce ad instaurare una forte empatia nello spettatore, arrivando più di una volta a mettere in disparte il vero protagonista interpretato dal comunque talentuoso Jamie Foxx, rimpiangendo un approfondimento dell'ex dentista tedesco esiliato al ruolo dell'aiutante a cui sembra essere destinato. 

Un velo di realismo fa da sfondo a questo violento racconto di redenzione e vendetta, mostrando una America nel periodo della Guerra Civile in cui si respira la divisione tra il Nord ed il Sud, ed in cui la schiavitù rappresenta la cruda realtà dell'epoca, una sfumatura che rende questo quadro fatto di fango, sudore e sangue, per quanto a tratti ridicolizzato, disgustosamente vero.

Giudizio complessivo: 7

Buona visione,


Trailer


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3 commenti:

  1. Io che sono un Tarantiniano non Tarantiniano, posso dire che averlo visto al cinema è stata una grande esperienza, quasi esplosiva eheh. Non è propriamente un Western (neanche Spaghetti) assomiglia più ad una variazione di certi film South degli anni 70 (filone italiano compreso). Diciamo che l'architetttura è quella Western ma dentro è un affresco ben diverso.

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    1. Mario Penniello15 dicembre 2020 14:47

      Ciao sono l'autore della recensione. Si diciamo che è un artefatto di stampo Western ma che ben si discosta da quello spirito, a differenza di Hateful 8. Come detto in recensione la pellicola non mi è dispiaciuta e non ne nego la indubbia qualità, solo che, per quanto una delle opere sicuramente più valide di Tarantino, vi ho in essa trovato alcune problematiche legate allo sfruttamento di alcuni personaggi, protagonista incluso, ed alcune scelte stilistiche non concerne da ciò che aspetterei da un film che si presenta come appunto un Western. Un prodotto valido ma non all'altezza di altri suoi lavori
      Grazie per il commento

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  2. Tarantino re-interpreta un western alla sua maniera, un po' come un gruppo musicale re-interpreta una canzone per farne una cover. Anche in kill Bill il regista recupera e frulla vari generi, spezia tutto a suo piacimento e serve il piatto finale indubbiamente caratteristico del suo stile.
    Per questo forse in alcuni punti può sembrare anomalo del suo genere. In realtà non lo è! È solo Tarantino.

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