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47 Metri Uncaged


Regia: Johannes Roberts

RECENSIONE

Il primo 47 Metri, nonostante alcune forzature, si era mostrato un buon prodotto di intrattenimento, per cui le aspettative per questo seguito erano sufficientemente alte da suggerirne la visione.

E poi abbiamo appena terminato il periodo delle vacanze estive, durante il quale è sempre buona cosa sollazzarsi con pellicole trattanti gli innumerevoli pericoli insiti all'interno dell’ambiente marino e nelle spiagge e zone prospicienti. Per anni infatti la televisione, quando cominciava il primo caldo serio, ci sfoderava per esempio tutta la mitica saga de Lo Squalo e io stesso consiglio sempre a tutti un ripassino dell’altrettanto mitica saga di Sharknado  prima del primo tuffo stagionale.

                 
                            

E così, complice anche il ritardo dovuto al Covid (che non c’entra una mazza con l’ambiente marino, ma ha triturato la minchia ugualmente), ecco che puntuale, a metà luglio 2020, arriva 47 Metri Uncaged, sequel (che poi sequel non è) del film citato nella prima riga della recensione, sempre diretto da Johannes Roberts

La presenza del regista potrebbe all'inizio essere vista come un fattore positivo, considerando i disastri avvenuti storicamente quando qualche nuova figura si intrufola all'interno di saghe iniziate da altri ma, considerando il suo palmares e soprattutto la delusione per il più recente e sicuramente non indimenticabile The Strangers 2: Prey At Night, mi verrebbe da pensare “Caro Johannes, ti è andata mezzo bene con il primo 47 Metri, non sarebbe stato meglio chiuderla qui?” Ma purtroppo Johannes è a kilometri di distanza e ha fatto di testa sua. 

Risultato? Un filmetto semi decente, con alcuni guizzi positivi ed un discreto intrattenimento, ma che probabilmente verrà dimenticato quanto prima. Le immagini sottomarine sono tuttavia apprezzabili e l’entrata in scena del primo squalo sicuramente merita il prezzo del biglietto (che ad ogni modo vi invito a non pagare). Oltretutto lì sotto si genera una buona tensione, alimentata sia dalla presenza delle fameliche creature che dalla prevedibile diminuzione dell’ossigeno quando il pericolo si fa sempre più tangibile.


Tra l’altro sarebbe anche da considerare che quei poveri squali, stanchi di tutta la figa che gli ronzava attorno nelle spiagge ove prima abitavano, se ne stavano ora belli tranquilli nel loro giardinetto privato e si erano pure tolti gli occhi per non cadere in tentazione, ma quel branco di ritardate non ha trovato nulla di meglio da fare che andare a solleticare l’appetito dei suddetti selaci, dando origine a tutto il casino. 

Questo, per sottolineare una delle svariate forzature presenti nel film dal momento che, per chi non si immerge da mille anni, risulta complicato ipotizzare una discesa fino al punto dove le ragazze si sono spinte. Chiaro che alcune scelte sono state funzionali alla buona riuscita della pellicola, ma ritengo che in più di un caso regista e sceneggiatori l’abbiano fatta un po’ troppo fuori dal vaso (come per esempio sul finale).


Le ragazze poi non credo che le vedremmo mai candidate all’Oscar, vista la prova recitativa non esattamente esaltante, nonostante la presenza di una figlia d’arte di tutto rispetto, quella Sistine Stallone tanto figa quanto ritardata (nel film eh si intende), in linea con tutto l’incidere di questo lavoro, che sicuramente non annoia ma che, come sottolineavo precedentemente, non resterà negli annali.

Giudizio complessivo: 6 di stima (stima per cosa poi?)

Enjoy,


Trailer




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