Cosa Dirà la Gente: La Recensione del Film



Regia: Iram Haq


Chi vuole vedere il film Cosa Dirà La Gente sa già cosa vuole, di certo non ridere ma preoccuparsi dei problemi attuali.

Il titolo è già emblematico, affronta il tema delicato dell’ insediamento di culture straniere in terre differenti e lontane da quelle di origine. Qui si tratta di Norvegia e Pakistan, esistono terre più diverse dal punto di vista sia meteorologico che culturale?

La regia è affidata a Iram Haq che ha vissuto in prima persona una storia simile e credo che il suo intento sia proprio quello di denunciare queste situazioni che ancora oggigiorno avvengono.


Oslo, la sedicenne Nisha di origini pakistane vive un adolescenza normale tra scuola , amicizie e amore. Nisha dice bugie e tende a fare le cose di nascosto per la severa educazione dei genitori. Con il padre Mirza sembra esserci un rapporto speciale, d’affetto. Una notte però Nisha fa entrare in camera sua un amichetto che la corteggia, il padre purtroppo lo scoprirà ed avrà una reazione molto violenta nei confronti del ragazzo. La punizione sarà durissima e la ragazza verrà portata di forza in Pakistan per un matrimonio riparatore. Vorrei fermarmi un attimo qui nella storia per denunciare che questi avvenimenti e privazioni di libertà succedono ancora oggi nel 2022 dopo secoli e secoli di storia e sono di fianco a noi, ogni giorno, come i fatti di cronaca recenti ci mostrano.


Guardando il film la scena che mi ha più colpito è stato il colloquio della ragazza con la famiglia e i servizi sociali. Spesso infatti si punta il dito contro quest’ultimi come coloro che non hanno impedito la tragedia, ci si rende conto nel film che essi sono esseri umani come noi, psicologi si, ma che non hanno nessun potere nei confronti delle persone se non denunciare la situazione.


Le due figure centrali sono certamente Nisha e il padre, bravi gli attori che ci hanno trasmesso interpretazioni vere e reali. La lettura registica è molto feroce, la religione viene svuotata dal punto di vista formale, è soltanto una sorgente di obblighi comunitari il cui scopo è evitare che la gente sparli (da qui il titolo del film). La violenza repressiva del contesto non attanaglia solo le donne ma anche gli uomini, il padre infatti è ben caratterizzato. Fa le veci di carnefice ma al contempo di vittima, cercando nella mutilazione della personalità altrui la giustificazione di tutte le violenze che continuano ad accettare.

Un cinema di denuncia, da cineforum, la cui riflessione spinge a chiederci quali siano i limiti fino a dove si possono accettare le tradizioni culturali. Si ragazzi, ancora nel 2022 abbiamo necessità di chiedercelo e di rifletterci.

Buona visione


Trailer



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