La Casa Che Grondava Sangue: La Recensione del Film



Regia: Peter Duffel

Bentornati in Casa Amicus. In senso letterale, perché è proprio una domus - una magione - la protagonista di questo film.

In origine doveva intitolarsi Death and the Maiden, per caratterizzare meglio l’abbinamento morte/figura femminile che permea il film e i singoli episodi, ma i produttori decidono di optare per un titolo dall’appeal più commerciale: Casa Che Grondava Sangue, quattro episodi più bonus cantina, ampio terrore e brividi d’epoca. Vostra per un biglietto del cinema e popcorn trattabili.

Una buona costruzione ha solide fondamenta, e questa Casa gode della sceneggiatura di Robert Bloch che rimaneggia dei suoi racconti assieme a John Russ


Faccio una piccola digressione letteraria: Robert Bloch è stato uno scrittore prolifico, dalla prosa coincisa ma suggestiva, capace di creare dei racconti brevi e fulminanti: dei tiramisù avvelenati. Le sue donne sono soavi ancelle di morte e il mio consiglio è di recuperare l’antologia Belle da Morire edita da Bompiani che si apre con il racconto, La più dolce delle bambine che troviamo adattato in questo film con uguale perfidia.

Però ora suoniamo il campanello, ci puliamo i piedi sullo zerbino e visitiamo l’immobile.


L’ispettore Holloway, indagando sulla scomparsa dell’attore Paul Henderson avvenuta in una villa fuori città, ascolta quattro storie legate ai precedenti inquilini:

Method for Murder: uno scrittore è perseguitato da uno dei suoi personaggi, che ha il brutto vizio di ammazzare i suoi conoscenti. Un episodio di complotto e vendetta con Denholm Eliott (il Marcus Brody della serie di Indiana Jones) fa da ingresso e zona giorno; interessante, ma il meglio arriva dopo.

Waxworks: un agente di cambio in pensione e un suo amico rimangono prima affascinati, poi ossessionati dalla statua di Salomè esposta nel museo delle cere cittadino. Troppi uomini per Salomè, c’è da perdere la testa…di netto. L’episodio che fa anche da locandina al film, è uno dei migliori e si regge tutto sui mezzi toni di Peter Cushing, che dimostra la sua classe british anche semplicemente passeggiando.


Sweets to the Sweet: l’incazzoso vedovo e padre John Reid assume una tutrice per la figlia Jane. La donna instaura un bel rapporto con la bambina e si costerna si indigna e offende quando il padre non permette alla pargola di avere giocattoli, o farsi degli amici. Inoltre Jane ha paura del fuoco e non è il caso che abbia bambole sottomano. Unite i puntini…Segmento tratto dal racconto di cui ho parlato prima: sulla carta è superiore perché descrive la crudele innocenza dei bambini dopo che gli hai fracassato i maroni in modo – per loro – ingiusto. Sullo schermo invece, funziona il misunderstanding su chi sia il vero cattivo, perché il padre-padrone è il villain per eccellenza, Christopher Lee. In realtà si sperava che Lee interpretasse l’ultimo episodio che parla di vampiri (guarda caso), ma il nostro ha risposto col gesto dell’ombrello in otto lingue diverse.


Ed è il momento di entrare nella zona notte con:

The Cloak: L’attore di film horror Paul Henderson (Jon Pertwee, il terzo Doctor Who) sta girando un film di vampiri. Per avere più realismo comprerà un mantello da un antiquario, ma questo lo trasformerà in un vero vampiro. Degna chiusura con finale beffardo. Non c’è Lee, ma in compenso troviamo una burrosa Ingrid Pitt al top della sua carriera vampiresca. E va benissimo così.

Siccome quattro episodi non fanno un indizio, l’ispettore Holloway deciderà di ispezionare la villa verso mezzanotte. Forse sperava in una ronda di piacere, come diceva la canzone…

Nonostante la pellicola sia ad episodi, la cornice qui diventa un segmento autonomo più che un colpo di coda finale.

Di tutti gli omnibus della Amicus, questo è il più maturo e calibrato. Storie diverse, che riflettono la personalità di chi abita la casa, capaci di passare dall’ironico al macabro sfumando di tonalità in poco, come una mano di vernice da una stanza all’altra: rossa, ovviamente.

Da affittare.

Curiosità: il film viene citato come horror preferito di uno dei protagonisti in Scream 2 (1998).

Buona visione,


Trailer



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