Judas And The Black Messiah: La Recensione del Film



Regia: Shaka King

Trama


Il film segue le vicende di Fred Hampton, vicepresidente nazionale del gruppo delle Pantere Nere nella Chicago del 1967.


Recensione


Negli ultimi anni mi è, sempre più spesso, capitato di scoprire pellicole che trattassero, in modi sempre diversi, le storie di persone vissute in America durante periodi di forte odio razziale.

Che siano stati personaggi e fatti realmente accaduti o opere di fantasia, la cosa importante era far conoscere il contesto sociale che invece, purtroppo, è stato ed è più che reale.

Non tornando troppo indietro con gli anni, dove possiamo ricordare l’immenso 12 Anni Schiavo, basta fare un balzo nel 2018 per pensare ad un'altra interessante opera, diretta da Spike Lee, come BlacKkKlansman; ancora più recente invece sono i numerosi esempi di opere che hanno avuto modo di divenire celebri agli Academy di questo ultimo anno.


Da Ma Rainey’s Black Bottom sino a Quella Notte a Miami, da Il Processo ai Chicago 7 per finire al film protagonista di questa recensione Judas and the Black Messiah, ognuna di queste opere ha raccontato strascichi della storia di una delle più grandi nazioni del mondo, un paese grande come altrettanto grande era l’odio che veniva incanalato verso le minoranze.

Le principali vittime, su cui era scagliato il malessere comune del cittadino caucasico medio, erano tutte quelle comunità che per via del colore della pelle erano ritenute inferiori o peggio semplici braccia da schiavizzare.


Durante gli anni in cui Martin Luther King ed in seguito Malcolm X portavano sulle proprie spalle il peso della comunità afroamericana ed islamica, nacque il movimento rivoluzionario delle Pantere Nere. Gruppo politicamente attivo negli anni ’60, periodo di riferimento di questa storia, le Pantere si battevano anch’esse per far sì che ai cittadini di colore fossero spettati maggiori diritti ed un maggior rispetto umano.

Ma essendo un periodo di guerra, in cui lo stato si trovava in pieno conflitto nel Vietnam, non sempre le manifestazioni ed i metodi utilizzati da queste corporazioni erano pacifiche, dove più volte si convergeva in mortali conflitti a fuoco con la polizia, chiamati “porci”, non del tutto dispiaciuti del trovarsi la scusa adatta per poter uccidere qualche cittadino americano dalla pelle diversa dalla loro.

Candidato agli Oscar per svariati premi, tra cui miglior film, Judas and the Black Messiah rappresenta un opera che, nonostante non aggiunga nulla di troppo nuovo a ciò che avreste potuto già vedere altrove riesce, grazie alla regia di mestiere di Shaka King, a narrare la vita di due uomini, due “fratelli” uniti dal destino.


In questa epoca di tumulti ci vien fatta la conoscenza del ladruncolo d’auto Bill O’Neal (Lakeith Stanfield), non attivo politicamente e che, in seguito ad un arresto, viene costretto dall’F.B.I. ad intrufolarsi tra le schiere delle già citate Pantere Nere, avvicinandosi al leader e vicepresidente del movimento Fred Hampton (Daniel Kaluuya), passando al governo ogni informazione utile per smantellare l’intera organizzazione.

Ma i protagonisti di questi fatti realmente accaduti sono ben due; dove da un lato abbiamo il nostro Giuda che vende informazioni, in cambio di sicurezza e denaro, tradendo colore che chiama “fratelli”, l’altra faccia della medaglia è rappresentata dal messia nero, da colui che sta cercando di rendere sempre più forte e grande la propria influenza ed i propri ideali.

Vincitore del premio Oscar come migliore attore non protagonista, il giovane Daniel, già noto come protagonista di Scappa-Get Out, dimostra le doti di un attore molto versatile capace di una profonda immedesimazione.

Il suo Fred incarna in sé i profondi ideali di libertà, uguaglianza e devozione alla causa, riuscendo a riunire sotto un'unica bandiera, nota come Rainbow Coalition, le tre principali bande di Chicago; Pantere Nere, Young Patriots e gli Young Lords. Un così vasto gruppo multietnico che lotta per i propri diritti diviene fin da subito una minaccia troppo grande per il governo, un problema da risolvere alla radice.


Grazie a Bill e ad altre spie infiltrate all’interno del gruppo, la pellicola mostra tutto ciò che accadde negli anni che portarono alla morte di Fred Hampton, drogato e ucciso nel sonno dalla polizia, e al conseguente scioglimento del movimento, includendo ad inizio e alla fine alcuni frammenti di girati dell’epoca.

Come facilmente si potrebbe dedurre da ciò che ho appena descritto, e da quello che già avremmo potuto conoscere, potremmo pensare che i bianchi rappresentino come sempre il male ed i neri i buoni.

Ciò che si evince da questa pellicola, che racconta una moderna e libera analogia del tradimento che Giuda fece ai danni di Gesù Cristo, è la ennesima dimostrazione di come la sottile linea che divida bene e male possa essere facilmente oltrepassata, usando la giusta causa come giustificazione al male che viene riversato. Per quanto le Pantere Nere si siano adoperata per la lotta pacifica e l’aiuto di chi fosse in difficoltà, troppo spesso, sia per autodifesa che per la rabbia scaturita dai continui soprusi, sono stati i primi ad imbracciare un fucile uccidendo agenti che magari non erano “porci” come molti dei loro colleghi, ma che molte volte cercavano solo di fare bene il proprio lavoro, spesso costretti a compiere determinate azioni.

Grazie alle interpretazioni dei suoi due protagonisti, enormemente in parte e fortemente spinti ognuno dai propri ideali, Judas and the Black Messiah rappresenta un opera tanto intima quanto interessante, non solo per una buona messa in scena, ma per il particolare modo di raccontare l’ennesimo spaccato della società attraverso dei suggestivi primi piani e scavando nel più profondo animo di due uomini che, per volere della vita, sono stati posti sulla strada che hanno scelto di percorrere volontariamente ma facendo sì che noi divenissimo spettatori tanto delle vicende quanto dei loro dubbi, dei loro conflitti interni e delle loro più grandi paure e colpe.

Giudizio complessivo: 7.5

Buona visione,


Trailer



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