La Casa Delle Ombre Lunghe: La Recensione del Film



Regia: Pete Walker

Ombre lunghe, quelle della sera.

Ombre elegiache, ombre di facce, facce di marinai che vengono da un posto dove la luna fa lo spogliarello e la notte ti scippa col coltello. 

Ho scomodato il Faber, ma ci voleva qualcuno che intonasse un Happy Birthday particolare in onore di tre arzilli gentlemen, che tra il 26 e il 27 maggio spengono le candeline. Anche se i miti non invecchiano mai, ma si rafforzano nel loro Olimpo Oscuro, auguriamo buon compleanno a Peter Cushing (108), Christopher Lee (99, ci manchi, Zio Chris) e – rullo di tamburi (e tibie) ben 110 per Vincent Price!

Stasera vogliamo omaggiarli con un film particolare, una pellicola che li vede insieme (per l’ultima volta) in un poker di grandi facce, eh sì perché nel film c’è anche un’altra icona del fantastico: John Carradine. Doveva essere una scala reale, in quanto era prevista anche Elsa Lanchester - La Moglie di Frankenstein, con le sue iconiche mèches – ma l’attrice declinò per motivi di salute. Ci accontentiamo di questo poker col morto che bara, e battuta a parte vedremo perché.


Uno scrittore (lo sciapo Desi Arnaz jr), scommette col suo editore di poter scrivere un romanzo horror in 24 ore; ha solo bisogno di un posto isolato e d’atmosfera. L’editore conosce un amico che ha un maniero disabitato nel Galles che è perfetto: ha pure il temporale fra i cliché. Sfida accettata, come si diceva su Faccialibro qualche anno fa.

Giunto al maniero, lo scribacchino si mette al lavoro, ma nota che non c’è tanta polvere. Infatti il posto è abitato dalla famiglia Grisbane che quella notte si riunisce dopo anta anni per decidere se svelare o meno un oscuro segreto: il patriarca incartapecorito Lord Grisbane (John Carradine), la figlia Victoria (Sheila Keith), il fratello dandy Lionel Grisbane (Vincent Price) e quello sensibile, Sebastian (Peter Cushing). Per lo scrittore e gli altri ospiti le cose si complicano quando sopraggiunge anche il futuro proprietario del maniero, il rigido Corrigan (Christopher Lee). Sarà una notte lunga, e anziché tirare l’alba con una partitella a carte, si gioca a chi tira le cuoia prima…


Il film nasce per una sorta di compromesso: il regista Pete Walker, artefice di horror urbani negli anni 70 - prima o poi dovrò parlare del suo La Casa Del Peccato Mortale (1975) - ha bisogno di un produttore; la Cannon dei cugini Golan e Globus vuole allargarsi sul mercato inglese, ma di fare uno slasher non ci pensa proprio, così gli rifilano un adattamento del romanzo Seven Keys to Baldpate di Earl Derr Biggers che ha già avuto diversi adattamenti per il cinema (quasi tutti inediti in Italia) e che diventa il motivo per cui i Crosby, Stills, Nash & Young del Fantastico accettano. E bastano loro, i quattro maturi gentiluomini a papparsi l’insipido protagonista con la loro presenza. Ogni apparizione/presentazione, specie all’inizio, è come una carta svelata da un prestigiatore, che ti fa sorridere e pensare: “Chissà chi è il prossimo…” Ed è bello vederli interagire fra loro, sapendo quanto la triade Lee-Cushing-Price fossero davvero amici nella vita privata.

Che poi il film non è proprio un must, diciamocelo: il gioco di scatole cinesi, coi finali multipli, trasforma questo thriller- horror in commedia e non va proprio giù liscio: ma come, volevo un fare un giro con i miei beniamini e mi ritrovo Pirandello?


Vabbè non importa, basta un Vincent Price travestito da barista nell’ultima inquadratura per essere indulgente; loro possono permetterselo.

Alla sua uscita fu un flop, il pubblico era troppo smaliziato per un prodotto simile e Pete Walker fu accusato di essersi svenduto, ma ad oggi possiamo essere indulgenti. La vera chiave di lettura è la nostalgia: quattro divi un’ultima volta insieme in una storia classica, di quelle che loro stessi ascoltavano da bambini e che poi hanno interpretato nella loro carriera, diventandone le icone. Nonostante l’età più che matura, i nostri continueranno a lavorare indefessi: John Carradine morirà a Milano nel 1988, Vicent Price diventerà il nume di Tim Burton e si spegnerà nel 1993. Cushing si ricongiungerà all’amata Helen nel 1994, in tempo per il revival Hammer, mentre Christopher Lee ci regalerà ancora trent’anni di onorata ed eclettica carriera, prima di raggiungere gli altri fellows nel 2015.

Perciò ben venga quest’ultimo brindisi tra commilitoni, il loro personale valzer delle candele; e sono proprio le fiammelle che gettano ombre sui muri del maniero. Ombre Lunghe, che questi Quattro Titani proiettano ancora oggi sui nostri schermi.

Tanti auguri, bad guys!

Buona tetrarchia.


Trailer



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