La Montagna Nuda: La Recensione del Libro



Autore: Reinhold Messner


Siamo in Pakistan, sul Nanga Parbat o Montagna Nuda o Diamir (regina dei ghiacci/degli dei).

Un massiccio montuoso considerato destino di tanti uomini, custode di anime, demoni, fantasmi...Immenso con i suoi 8.125 metri s.l.m., IX montagna più alta del mondo, terza per difficoltà tecnica tra gli ottomila, sacro Graal per i più grandi alpinisti.

Con questo libro, Reinhold Messner racconta la prima grande esplorazione himalayana, così come la sua più grande tragedia personale. Fu l’invito dell’ambizioso Karl Maria Herrligkoffer a permettere ai due fratelli Messner (Reinhold e Günther) la grande scalata che qui ripercorriamo dal giorno dell’invito, al tragico 29/06/1970.

La spedizione è pronta, i campi allestiti, il tempo non dà tregua, gli accordi stipulati apparentemente chiari. Dal campo IV appare un razzo rosso: maltempo, salita in solitaria. Parte Reinhold, come da accordi, per tornare in serata. Ma qualcosa non va secondo i piani perché accanto a lui appare improvvisamente il fratello Günther che ha deciso di scalare alle stesse ristrette condizioni. Cosa l’ha spinto a non rispettare gli accordi ? Cos’è accaduto al campo dopo la partenza di Reinhold? Saranno in due, dunque, a raggiungere la vetta, ma soltanto uno tornerà.

Un rientro al campo base nella completa disperazione, solitudine, afferrato da allucinazioni, avanzati congelamenti, con la ragione offuscata, allo stremo, distrutto dal dolore fisico ed emotivo per la perdita del fratello durante la discesa, senza bere, a - 30 gradi.

Un’impresa epica a fianco della morte.


Ma Reinhold non sa che per i successivi 30 anni dovrà combattere anche un’altra battaglia: verrà accusato di aver abbandonato il fratello, alcuni metteranno in dubbio il raggiungimento della vetta, lo accuseranno di superficialità, di aver fatto scelte egoistiche scendendo senza corde dal versante Diamir (sconosciuto) anziché tornare dal percorso iniziale (versante Rupal) e, cosa ancor più terribile, le versioni dei partecipanti alla spedizione cambieranno in continuazione a suo sfavore...

Un dolore inascoltato, l’impossibilità di condivisione, le terribili omissioni, l’ambiguità e la falsità. Con questo libro Reinhold ripercorre tutti i giorni della scalata alternando i narratori: Günther, se stesso e una terza persona che entra in scena nei momenti più dolorosi (solo mostrandosi spettatore e non attore Reinhold riesce a riviverli).

Vi verrà anche data un’infarinatura generale sulle imprese precedenti partendo dal 1895 (primo tentativo di scalata Mummery), passando al 1934 (tentativi di Wieland, Willo Welzenbach, Willy Merkl), al 1953 (con Buhl in vetta e lo scontento di Herrligkoffer).

Una lettura che ha scheggiato la mia, evidentemente errata, visione di unione e completa collaborazione nei momenti di massima emergenza, credevo davvero che almeno qui, dove morte e vita si danno il cambio in una frazione di secondo, fiducia e sostegno fossero base indispensabile e invece no, conoscerete anche questo aspetto, scalatori della stessa spedizione che non hanno un sogno comune.

Può essere letto senza problemi anche da chi conosce poco il mondo delle scalate, perché scritto in modo semplice, scorrevole e soprattutto umano: lettere ai parenti, emozioni, sentimenti, forza di volontà, tenacia e rivalità che porteranno alla luce una torre di Babele senza pari.

Reinhold, dopo oltre 30 anni, trova la forza di raccontare la sua più grande tragedia ricostruendola attraverso diari e rapporti ufficiali della spedizione.

Commovente assolutamente consigliato.

Qui il libro

Buona lettura,



Lasciate un commento, oh voi che leggete...
Per non perdervi neanche una recensione, seguiteci qui 😉:

     

Nessun commento:

Posta un commento