Funhouse (2019): La Recensione del Film



Regia: Jason William Lee


Mediocre (a voler essere gentili) filmaccio che aveva destato in me una certa curiosità, salvo poi risultare una delusione su quasi tutti i fronti.

L’interesse era dovuto principalmente ad una trama che, seppur non rappresentando nulla di così esageratamente innovativo, poteva lasciar supporre ad uno sviluppo interessante, con violenze gratuite e spargimenti di sangue innocente che avrebbero poi condito il tutto.

Troviamo infatti 8 personaggi pseudo famosi che vengono invitati a partecipare ad un reality show leggermente particolare, dove il premio finale è la propria vita. Una sorta di incrocio tra Saw e My Little Eye, con una spruzzata di Nerve (che mi ha ricordato molto, per la morbosità con cui il pubblico osserva lo spettacolo), dove però l’idea presa in prestito va a cozzare con una realizzazione non all’altezza della situazione.


L’inizio tuttavia non è affatto male, e ci dà effettivamente la sensazione che quantomeno sulla parte violenza e splatter forse ci siamo (ed effettivamente non mi lamento particolarmente in questo senso). Anche la locandina, con quella mazza che ricorda vagamente la Lucille di Negan (citofonare The Walking Dead per i dettagli), effettivamente prometteva bene…così come il panda avatar con cui il direttore della baracca si palesa ai concorrenti. Molto apprezzabile in particolare i momenti in cui si incazza e caccia fuori i dentoni come per esempio nel caso del “Nessuna preghiera qui”.


Peccato che le buone notizie finiscano presto però, e non solo per i partecipanti al gioco.

Come da buona tradizione infatti , il gruppo dei protagonisti non vede al suo interno figure che brillano per QI, ma qui devo ammettere che si rasenta l’imbecillità più totale, amplificata sicuramente da una “recitazione” decisamente scadente e da una serie di dinamiche createsi che risultano a dir poco imbarazzanti, tra improbabili litigi, flirt e rapporti con ciò che hanno fatto e vissuto fuori dal gioco. Oltretutto, le suddette dinamiche si ritrovano ad occupare ben di più dello spazio che gli si sarebbe dovuto concedere, fracassandoci in più di un’occasione le parti ove non batte il sole.


A questo punto, e non lo dico perché sono un fan di tale situazioni, sarebbe stato molto meglio concentrare un’ora e mezza di puro splatter, magari con esagerazioni dichiarate, ma senza andare a toccare temi che vorrebbero far prendere troppo sul serio la pellicola. Perché va bene il voler condannare l’eccessivo abuso di voyeurismo informatico a tinte snuff, ma se questo viene appena accennato e, laddove si tenta un maggiore approfondimento, i dialoghi imbarazzanti prendono il sopravvento, allora non ci siamo e torniamo all’idea che era meglio farsi gli affaracci propri e tornare a mostrare esclusivamente arti mozzati e gente che esplode o che viene massacrata nei modi più creativi possibili.

Un buon finale potrebbe anche tentare il colpo gobbo e risollevare la baracca, ma pure di questo, ripensandoci, non sono così convinto, anche perché quel ghigno conclusivo verso la telecamera onestamente se lo potevano risparmiare.

Giudizio complessivo: 4.5

“Buona visione”,


Trailer



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