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Come Mosche Nel Miele


Autore: Francesca Tassini

E si corre.
Si corre per fuggire agli sbirri, gettando sguardi a chi resta indietro, a chi è cosi veloce da scomparire in un attimo. Si scappa da tutto: da controlli, dalle città, da se stessi.

Siamo a Milano, Porta Romana, Cairoli, Missori, Parco Sempione, Stazione Centrale.

Sdraiati, sfiniti. Si ride, si piange senza ragione, ci si abbraccia per poi perdersi con occhi sbarrati, lucidi, la pelle sudata e «​viaggi​» terrificanti a portata di mano.

Erano tanti, si sentivano forti, ribelli, imprendibili, senza indirizzo nomi e documenti. Un passo dopo l’altro, in un abisso infernale. All’inizio era tutto esaltante, alla ricerca costante di gruppi di appartenenza, sorrisi, abbracci, bevute, musica condivisa.

I soldi? ci si ingegnava: una colletta, rivendite, fino alle banconote false.
La droga? Una boccetta di popper, sigarette, strisce di cocaina e consigli lanciati con sguardi truci per tenersi lontani dalla «​spada​». Avvertimenti pieni di rabbia, labili e rivolti con braccia nascoste.

Una strada fatta di concerti, notti trascorse a bighellonare o sdraiati nell’erba.
Una strada che non lascia scampo e che divora piano piano prendendoti i piedi, le cosce sino a stritolarti il cuore.

E’ estate, «​la spada» è l'ossessione: la si cerca con affanno.
Ogni anfratto è adatto per cercare una vena.
Ogni secondo: l’ultimo alito di vita.
E cosi si inizia a morire, uno dopo l’altro, come mosche nel miele, mani tremanti si lasciano per non ritrovarsi, la disperazione per gli amici persi e le tribù sfaldate.

Ma prima o poi quella mano ti afferra​ i sensi e ti rendi conto troppo tardi di amare la vita, quando le allucinazioni ti avvolgono, la follia divora il cervello e inizi a picchiare la testa contro il muro, inveendo su te stesso.

Ma il viaggio più doloroso dovrà ancora arrivare​: nei manicomi, nelle mani di psichiatri. La disintossicazione.

Un libro estremamente forte che non lascia scampo con le sue dettagliate descrizioni.
Una realtà da leggere assolutamente, senza nascondersi, senza paura. Per capire, per vedere ciò che c’è in quel mondo, gli incubi che genera e l'infinita solitudine che li accompagna.

Buona lettura,




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