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Ad Astra


Regia: James Gray 

RECENSIONE

PRO

In un futuro non minuziosamente specificato, il pianeta terra deve fare i conti con un campo elettrico che scarica la sua forza alla velocità della luce e minaccia la sopravvivenza della Terra. Identificata la minaccia, viene incaricato il Maggiore Roy McBride (Brad Pitt) per risolvere la situazione. 

Ma il soldato decorato McBride, non è un semplice militare spaziale, è il figlio di Clifford McBride, pioniere dello spazio, partito ventinove anni prima per cercare segni di vita su Nettuno. Arenata tra i suoi satelliti, la nave del padre è la causa delle scariche elettriche che colpiscono la Terra.

Dovrà percorrere quindi un lungo viaggio in cui lo spettatore potrà ammirare il nuovo mondo che James Gray ha immaginato essere la terra e l’universo in futuro. In questa “Odissea spaziale” ci sono davvero tanti spunti di riflessione meravigliosi che ci hanno colpito molto.

Ma prima di tutto è opportuno affrontare il fattore che rende questo film di notevole livello: un uso magistrale sia della camera da cinepresa che degli effetti speciali.


Immagini che raccontano la storia da sole, un silenzio assordante che fa più rumore di mille grida, buio, spazio, colori forti e panorami mozzafiato. La contorno perfetta di una fotografia eccezionale.

Dopo ciò, anche altri fattori risultano funzionare egregiamente.

Il dialogo interno del maggiore McBride è il compagno di viaggio invisibile di tutto il lungometraggio, colui che ci permette di comprendere le emozioni che prova il protagonista. Questo doppio viaggio, sia fisico che psichico, rende perfettamente l’idea di una catarsi che può avere il suo compimento solo al termine di un viaggio. La cosa che risulta di assoluto spessore è il fatto che anche lo stesso viaggio, ovviamente fantascientifico e lontano dalla nostra realtà, è molto più vicino a noi di quanto crediamo.

L’emancipazione dalla figura paterna, la costruzione di una propria identità e la metamorfosi per apprezzare ciò che è importante nella vita sono dei viaggi molto complessi che possono richiedere di arrivare “fino alle stelle” (AD ASTRA) per essere affrontati.

P.S. Un altro fattore che ci ha colpito sono state le tante frecciatine che Gray manda all’umanità intera, proiettando nel futuro gli stessi errori che commettiamo nel presente, come guerre e industrializzazione aggressiva (ad esempio quando il maggiore, in una conversazione con un altro soldato, parla della sua esperienza in guerra al “circolo polare artico”, come se fosse stato l’Iraq o il Vietnam).



CONTRO

Una fotografia tante volte non ha bisogno di una cornice adeguata per essere apprezzata, sopratutto se è talmente bella da lasciarti senza parole, per un film forse, però, è decisamente necessaria.

Ecco Ad Astra pecca di questo, una bellissima fotografia, priva di una trama emozionate e coinvolgente, con incongruenza narrative notevoli e con un ritmo molto basso, che si, forse viene alleggerito dalle bellissime inquadrature, ma che alla lunga rischia di annoiare. 

Giudizio complessivo: 7.5
Buona visione,



Trailer



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