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C’era Una Volta A Hollywood


Regia: Quentin Tarantino

RECENSIONE

PRO

Ecco finalmente Once Upon A Time In Hollywood, ecco finalmente Tarantino, ma un Tarantino diverso, che si traveste, celando il suo essere ma mostrando la medesima poesia.

C’era Una Volta A Hollywood è la celebrazione del cinema, un inno alla settima arte che omaggia il mondo cinematografico del passato.

Le vicende sono quelle della Hollywood di fine anni 70, in cui Rick Dalton, attore western (Leonardo Di Caprio) insieme al suo stantman e amico Cliff Booth (Brad Pitt) devono fare i conti con la decadenza della carriera del primo. Di sfondo Sharon Tate e i fatti legati alla cricca di Charles Menson.

Un film per palati molto fini, che parla di cinema in maniera decisamente sottile, risultando a primo impatto forse senza senso e privo di una morale. Eppure l’unica cosa che manca dell’universo Tarantiniano è il sangue (anche se...), tutto il resto c’è. Un assolo di un regista rivoluzionario che reinventa le storie e il modo di raccontarle. Un cinema che permette di sconfiggere i Nazisti (Bastardi Senza Gloria), di salvare i Neri dalla schiavitù (Django) e anche in questa pellicola, di cambiare il passato offrendo ai vinti di poter fare i conti con i propri carnefici.

Piani sequenza e fotografia, su livelli sopraffini, che raffigurano al meglio la serenità e la leggerezza di una capitale del cinema che si preparava ad essere usurpata da Manson e i suoi adepti.

Ma nella mente dell’artista ciò non è possibile, l’arte non può essere sconfitta. La musa Sharon Tate, protetta dai due vicini, il cinema che salva il cinema e si autocelebra in maniera unica, solo come Tarantino sa fare. 



CONTRO

Celebrata l’arte ora, però, bisogna osservare la pellicola dagli occhi di tutti coloro che queste citazioni non le hanno colte, perché forse troppo piccoli o semplicemente perché sono andati al cinema sperando di vedere un classico film Tarantiniano e non una glorificazione del cinema anni 60. La pellicola di per se è estremamente lenta e compassata per l’intera durata del lungometraggio.

Sono davvero pochi gli sprazzi di movimento che accendono lo spettatore. I numerosi espedienti per glorificare Hollywood, tra una scena e l’altra, hanno l’effetto secondario di raffreddare l’entusiasmo. Inoltre la trama risulta secondaria all'obiettivo del film, lasciando l’eccezionale cast a dover sorreggere il tutto senza un contesto che valorizzasse a pieno i loro ruoli.

Nonostante sia un capolavoro a livello artistico, a nostro parere, non è sicuramente la migliore pellicola uscita fuori dalla mente di Tarantino, autore di iconici lungometraggi che riuscivano a coadiuvare l’anima poetica e la ritmica selvaggia, fattore sicuramente assente in questo viaggio nella Hollywood del passato. 

Giudizio complessivo 7.5
Buona visione,



Trailer



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