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Mank: La Recensione del Film



Regia: David Fincher

Recensione


Siamo tutti d'accordo sul fatto che Orson Welles, con Quarto Potere, abbia rivoluzionato la storia del cinema, si? Ecco, noi abbiamo sempre associato la riuscita di questo film al suo regista/interprete/produttore e sceneggiatore, attribuendogli tutti i riconoscimenti del caso, ma è anche merito dello sceneggiatore Herman J. Mankiewicz se l'iconico Charles Foster Kane ha preso vita. 

David Fincher, col suo film, vuole raccontarci di come Mankiewicz abbia scritto e successivamente lottato con lo stesso Welles per i diritti di quest'opera monumentale. 

Il regista, attraverso continui salti temporali (espediente narrativo che si rifà allo stesso Quarto Potere), ci teletrasporta direttamente nella Hollywood degli anni 30, non solo per quanto riguarda l'ambientazione e i costumi, ma anche per via della tecnica di ripresa, del montaggio e del sonoro. Mank infatti è girato totalmente in bianco e nero e sembra a tutti gli effetti un film degli anni 40. 


Fincher ci ha da sempre abituati a thrilleroni intricati e al cardiopalma (eccezion fatta per Benjamin Button), ma questa, a parer mio, è l'opera che più si discosta da tutto il resto della sua filmografia. Quello che ne esce è un film lento, riflessivo ma che soprattutto si prende il suo tempo. Molti l'hanno definito noioso e monotono ma, per quanto mi riguarda, 2 ore e 15 di Mank mi è sembrata un'ora, talmente è coinvolgente e curato nei minimi dettagli, tanto da raggiungere la perfezione tecnica. Se ci mettiamo anche il fatto che adoro i film ambientati nella Hollywood del passato (Once Upon a Time in...Hollywood nel cuore), Fincher con me ha fatto Bingo.


Stupenda oltretutto la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross, che si rifà alle musiche di quell'epoca, e che rende ancora più accattivante il tutto. 

Passando alle interpretazioni, Gary Oldman ha dato ancora una volta prova di essere uno degli attori più bravi e versatili dell'ultimo secolo, e mi sento di attribuire al suo Mank il miglior ruolo della sua intera carriera. Ho adorato il fatto che abbiano dedicato molto spazio ai suoi problemi di alcolismo, come se fosse la causa del suo successo. Mi ha stupito Amanda Seyfried nel ruolo dell'attrice Marion Davis, così come anche Charles Dance in quello del magnate Williams Randolph Hearst (colui che ispirò il protagonista del film di Welles). 


Fincher più che un biopic costruisce una storia e una riflessione sul cinema, e ci ricorda quanto oltre al regista, sia importante anche la figura dello sceneggiatore, spesso messo in secondo piano (tra l'altro il film è stato scritto molti anni prima da suo padre). 

Detto questo, non mi dilungo oltre e concludo col dire che Mank si aggiudica così il premio per il miglior film dell'anno, nonché il migliore di Fincher e, naturalmente, consiglio di vederlo dopo aver goduto della visione di quel Capolavoro di Quarto Potere.

Giudizio complessivo: 9.3 

Buona visione 


Trailer



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