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La Notte Dei Diavoli: La Recensione del Film



Regia: Giorgio Ferroni

Guardiano, a che punto è la notte? 

Quella del Gotico Italiano è agli ultimi fuochi (fatui); ancora un paio d’anni scarsi e il genere sarà polvere nella propria cripta, ormai adibita a cantina per damigiane. Si spengono le luci nei castelli, il buio non ha più la tinta d’inchiostro dei capelli di Barbara Steele e tutto l’armamentario del filone ormai è superato. 

Il pubblico certe favole non le vuole più. L’alba è vicina, anzi è già arrivata da un paio d’anni; non con lame di luce, bensì di rasoio. Si sa: il mattino ha l’Argento in bocca. Se poi si chiama Dario, la bocca te la tappa lui. 

Perciò ci resta che fare un ultimo giro di valzer a ceneri fredde, prima di andare a dormire: dirige il maestro Ferroni che una decina di anni prima aveva aperto le danze con lo splendido Il Mulino Delle Donne Di Pietra (1960). 


Un uomo – Gianni Garko, a metà tra Franco Nero e Terence Hill - viene trovato in stato confusionale e ricoverato in un clinica psichiatrica. Poco dopo una misteriosa ragazza – Agostina Belli al suo top di rossocrinita – viene a chiedere di lui, affermando di conoscerlo. E qui parte il flashback… 

Il nostro Garko in viaggio per lavoro in Jugoslavia rimane con la macchina in panne nei pressi di un borgo senza tempo. Qui troverà rifugio presso una famiglia di locali, con patriarca, figli, nuore e nipoti, nonché l’angelica Sdenka – la Belli, appunto – del quale si innamorerà, ricambiato.

La magagna è che il borgo è funestato da una strega vampiro. Il vecchio va ad affrontarla; tornerà vincitore, ma contagiato. La scena stessa del suo ritorno a casa è prodromica del male che arriverà. Il padre ha dato ordine ai due figli di non farlo entrare se fosse rincasato dopo le sei: lui entra allo scoccare dell’ultimo rintocco, portando i due fratelli a litigare se fosse sia opportuno obbedirgli o meno. Ovviamente la scelta sarà quella sbagliata… 


La Notte Dei Diavoli è il remake dell’episodio I Wurdalak in I Tre Volti della Paura (1963) uno dei masterpiece di Mario Bava (nonché del genere). Ma Ferroni

1) Lo aggiorna con una cornice moderna e più amara, anche se di fatto il film è tutto ambientato nel borgo arcaico. Però è suggestivo e malinconico, grazie a tutto il fogliame che gli dà un’aura autunnale e fatata da vero canto del cigno. 

2) Lo dilata portando il tutto ad una durata di lungometraggio. 

3) E soprattutto non fa rimpiangere l’originale. Bava dalla sua aveva Boris Karloff nel ruolo del capofamiglia Gorka, ma Ferroni opta per una storia più corale, spostando il baricentro un po’ sulla storia d’ammore fra Garko e Sdenka, ma soprattutto sulla dimensione orrorifica – familiare dei Wurdalak, che non è il cognome della famiglia ma sono i vampiri che ritornano per prendere quelli che amano. Un vero e proprio clan d’oltretomba; il nonno che rapisce la nipote che vuole la mamma che al mercato mio padre comprò. Il make up dei non morti è inquietante, con i volti sbiancati nientemeno che da Carlo Rambaldi, mica pizza e fichi. 

Da riesumare per una visione in seconda serata, nel buio e nel silenzio più totale, lasciandovi trasportare come le foglie secche del film. Può darsi che qualcuna arrivi alla vostra finestra, anche d’estate... 

Buona visione, 



Trailer (Presentazione Attori)



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