Alligator: La Recensione del Film



Regia: Lewis Teague

Recensione


Prima di tutte le varie nefandezze targate Asylum et simili (che chiaramente non intendo assolutamente criticare, dato che non me ne sono persa una), prima dei vari Crocosaurus, Dinocroc, Kolossus, Mega Phyton e Mega Minchioni vari, nel 1980 usciva uno di quei cult indimenticabili ed indimenticati (almeno da me), quel Alligator che, dopo una vita, finalmente mi è ricapitato tra le mani con enorme entusiasmo. 

Il coccodrillo (giusto per generalizzare, senza troppe distinzioni di specie) è sempre stato un animale che ha suscitato fascino nello spettatore e, al di là delle produzioni citate in apertura, è riapparso in altre pellicole quali per esempio i vari Lake Placid e il più recente Crawl di Aja. Ma in nessuna di queste ha mantenuto il fascino visto in Alligator, forse perché si tratta di uno dei primi realizzati, figlio di quel periodo dove la CGI ancora non aveva monopolizzato la situazione. 

Indimenticabile a tal proposito l’immagine iniziale, oppure quella dell’occhio nella fogna, con tanto di musica super anni ’80 che inevitabilmente strizza all’occhio a quella dello Squalo Spielberghiano, non raggiungendone la perfezione, ma non sfigurando di fronte ad uno dei capolavori assoluti del genere. 


Come già detto ci troviamo agli inizi degli anni ’80, un periodo in cui in America divampava la moda di adottare improbabili cuccioli per poi disfarsene nei modi meno opportuni, tra cui quello di gettarli nel water, tanto che si era creata la leggenda metropolitana che le fogne delle città fossero diventate l’habitat perfetto per alligatori e affini (cosa che in ogni caso non mi sentirei di smentire anche ai giorni d’oggi 😁).


E, nonostante i 40 anni che si porta sul groppone, il film non sfigura affatto, lasciando inalterato il valore affettivo che me ne fece innamorare la prima volta. La bestia, considerati i mezzi a disposizione è fatta bene (ancora non mi levo dalla testa la sequenza alla festa in cui, usando la coda come un randello, ne combina di tutti i colori) e la sua totale apparizione viene sagacemente limitata per nascondere gli evidenti limiti realizzativi. Ma quando appare in tutto il suo splendore, all’uscita dal tombino, la standing ovation è d’obbligo. Gli effetti nel complesso risultano piuttosto gradevoli, con quel sangue finto tipico dell’epoca che fa da buon contorno ad una tensione che all’interno della fogna si rende palpabile in più di una circostanza. E non scordiamoci alcune scene davvero pregevoli come per esempio quando la donna afferra le chiavi e spunta la carcassa del cane, oppure quella del motoscafo che usa il coccodrillone come trampolino di lancio per finire con lo schiantarsi ed esplodere all’istante. 


Peccato per la già improbabile tendenza di schierare un esercito armato come neppure dinanzi ad un conflitto nucleare a cercare di contrastare l’animale, che per altro se ne strafotte di tutti e respinge al mittente tutti gli attacchi che gli vengono portati (almeno fin quando gli è possibile), compresi quelli di un Henry Silva che all’onor del vero se la cavava meglio quando a dirigerlo erano i vari Di Leo e Lenzi e gli scenari erano quelli del poliziottesco all’italiana. Questo per affermare che, nel complesso, il cast non appare decisamente da Oscar. 


Non manca poi quella velata comicità macchiata da un humour nero che ben si addice con la vicenda, a partire dalla chicca dello sfortunato e scriteriato inserviente che guarda caso indossava mocassini di coccodrillo. Il tutto si cala all’interno di alcune interessanti questioni più seriose (vedi la tendenza di rimpilzare gli animali di ormoni e l’abusata tendenza di macellare cavie da laboratorio oltre il necessario), che vengono dipanate in maniera tutto sommato credibile. 

Chiaro alcuni difetti non si può non vederli. Certi stacchi di camera risultano piuttosto terrificanti, così come lo smodato abuso di cliché ampiamente sfruttati e quindi prevedibili, ma nel complesso tenderei a chiudere entrambi gli occhi, anche in virtù di quel finale che, in un primo momento ti fa cascare la lacrimuccia, salvo poi allargarti il sorrisone a 46 denti 😁. 

Un gioiellino da riscoprire. 

Giudizio complessivo: 8 

Enjoy, 


Trailer



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