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L'Uomo Invisibile (2020)


Regia: Leigh Whannel



RECENSIONE

Quando sento parlare di “Uomo Invisibile”, mi si drizzano sempre le orecchie (per non dire di peggio), dal momento che il capolavoro sfornato da Whale nel 1933 è il mio preferito dei classiconi Universal e, solo il pensiero che qualche remake, reboot o come cazz volete chiamarlo, possa andare ad intaccare (anche solo minimamente) quel nome, mi fa venire un’ansia che manco la scena del lavandino di Two Sisters.

Vien da sé quindi immaginare lo stato d’animo con cui mi sono approcciato a questo The Invisible Man, in punta di piedi, temendo il peggio, e ricavandone invece una piacevole sorpresa, che non proietterà di certo il film nei top di categoria, ma che renderà più o meno soddisfatti gli spettatori.

Ciò probabilmente è dovuto in primis a due fattori da non sottovalutare; Leigh Whannell non è un coglione che passa da lì per caso (e Upgrade mi viene in soccorso a corredo di questa affermazione) e, cosa ancor più fondamentale, è che questo reboot (credo sia questo il termine da usare) non c’entra un cazz con la storia del 1933, da cui prende semplicemente il nome e chiaramente l’idea principale.


La trama, seppur semplice, appare interessante, avvantaggiata dal fatto che il superpotere dell’invisibilità mi ha sempre affascinato (ma ci pensate a quante robe carine -e non- si potrebbero fare???). Certo alcune situazioni appaiono decisamente poco credibili (vedasi per esempio la fuga dal centro di cura oppure la facilità con cui tutti riescano ad entrare ovunque senza un minimo di difficoltà, giusto per citare le meno spoilerose) e in alcune parti la sceneggiatura arranca come Rocky Balboa durante il 14 round del match contro Apollo. Ma nel complesso la storia non ricerca particolari arzigogoli di matrice Lynchiana e, in fin dei conti, riesce a stare in piede abbastanza dignitosamente.

Un grande aiuto alla buona riuscita del lavoro lo dà indubbiamente Elisabeth Moss, molto brava ad immedesimarsi nella parte, sia nel momento della sofferenza che in quello del revenge. Sulla prestazione del cast di contorno, non mi strapperei i capelli (me ne restano pochi e preferisco tenerli per occasioni migliori), ma nel complesso non mi lamenterei.


Per tutto il film si percepisce poi una buona tensione generale, maggiormente accentuata nelle fasi iniziali quando ancora nessuno crede a ciò che la protagonista sta effettivamente subendo. Vi sono anche alcune scene molto interessanti, come per esempio quella del ristorante, inaspettata e iniziatrice di quella scia di morti che non risparmierà quasi nessuno di coloro che proveranno ad intralciare la strada a chi si cela dietro il superpotere.

Seppur la storia, come sottolineato prima, si mostri comunque piuttosto semplice e lineare, troviamo anche un paio di twist piuttosto efficaci, niente di particolarmente eccezionale, ma che garantiscono ulteriore vivacità alla pellicola, fino al suo soddisfacente epilogo.

Per quanto riguarda gli effetti, beh non c’è paragone. Considerando i tempi, il film del 1933 vinceva a mani basse ma, che cosa ci volete fare, l’Uomo (?) Invisibile ha sempre il suo fascino e, nonostante alcuni difetti, questo film non delude le aspettative, anche perché onestamente ero pronto alla cagata pazzesca e invece me ne sono uscito con un prodotto più che decoroso.

Giudizio complessivo: 7.5
Enjoy,




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