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The Irishman


Regia: Martin Scorsese

RECENSIONE

Se avevo delle aspettative grandi quanto l'Empire State Building? Sì. Queste aspettative, terminata la visione, sono state rispettate? No, manco per il cazzo... Sono state superate!

Ne ho sentite di ogni su questo film. È UN CAPOLAVORO, IL MIGLIOR GANGSTER MOVIE DAI TEMPI DE IL PADRINO, UN FILM CHE È GIÀ CULT, UN FILM CHE RIMARRÀ NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO! 

Ebbene si, porco due, eccome se rimarrà nell'immaginario collettivo. Scorsese torna alle origini, rimette le mani sul genere che l'ha consacrato come uno dei migliori registi della storia del cinema, e lo fa con The Irishman, quello che considero il SUO capolavoro. Potrebbe sembrare una frase dovuta all'entusiasmo post visione, ma credetemi, tutto ciò che dirò in questa recensione proviene dal cuore, perché The Irishman mi ha conquistato dalla prima all'ultima inquadratura, dal primo all'ultimo dialogo. 

3 ore e 30, che per lo spettatore medio potrebbero sembrare un'eternità, in realtà scorrono via che è un piacere, ed il film non risulta mai lento o noioso. Scorsese tiene lo spettatore incollato allo schermo per tutta la durata, e Steven Zaillian con la sua sceneggiatura mette in gioco dei dialoghi brillanti e talvolta geniali. 


È un film alla Quei Bravi Ragazzi e Mean Streets, ma allo stesso tempo è qualcosa di molto diverso. Scorsese gioca con la sua età e con quella degli attori e ci fa un film che è molto più che un semplice Gangster Movie; è una riflessione sulla vita, sulla vecchiaia. La vecchiaia raccontata attraverso gli occhi dei personaggi, raccontata attraverso gli occhi di Frank Sheeran, interpretato da un Robert De Niro che torna ad essere il grande attore che è e che ci regala un'interpretazione fresca, divertente e alla fine commovente. 

The Irishman però lascia spazio anche all'amicizia. Quella tra Frank e Russell Bufalino (grazie Joe di essere tornato), e quella tra Frank e Jimmy Hoffa (diamo il secondo Oscar ad Al Pacino?). È proprio di questo secondo rapporto che ci tengo particolarmente a parlare.


Sheeran e Hoffa instaurano un'amicizia talmente forte per gran parte della durata, che quando deve accadere quello che deve accadere, è impossibile non versare lacrime di dispiacere. Frank Sheeran per tutto il tempo ci viene mostrato come un uomo obbediente, fedele al suo amico e capo Russell Bufalino, pronto ad eseguire qualunque tipo di ordine, ma ecco che nell'ultima ora di film assistiamo al primo vero momento di esitazione e dispiacere di Frank nell'eseguire un dato compito. Anche se riesce a nasconderlo abbastanza, si riesce lo stesso a percepire il suo dolore. Chiunque conosca la storia di Jimmy Hoffa saprà certamente di che sto parlando, ma per evitare rischi, mi fermo qui rimanendo nel vago. 

The Irishman (e non me ne frega un cazzo, io lo dico) è per me il miglior film di Martin Scorsese che, a quasi 80 anni, ci regala quello che è destinato a diventare un vero e proprio cult. Proprio per questo mi sento di scansare Tarantino dal primo posto della mia classifica di fine anno, per far spazio all'ultima grande opera di uno dei miei registi preferiti! Grazie Martin.

Giudizio complessivo: 10
Buona visione,




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