Parasite


Regia: Bong Joon-Ho


RECENSIONE

PRO

Ki-woo vive in un piccolissimo appartamento, in un seminterrato, sotto il livello della strada, insieme ai genitori, Ki-taek e Chung-sook, e la sorella Ki-jung. Vivere in quelle condizioni è sicuramente complicato ma l’unione familiare rende tutto meno pesante.

Tutti si danno da fare in piccoli lavoretti per portare del cibo in tavola, senza mai una strategia precisa, ma sempre con un ottima dose di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l'opportunità di sostituirlo come insegnante d'inglese per la figlia di una famiglia ricca, la famiglia Park. Questo evento darà vita a una serie di conseguenze completamente inaspettate e meravigliosamente sorprendenti.

Parasite non è una pellicola semplice da descrivere e da giudicare, perché si posiziona in un livello al di fuori da ogni genere di paragone. Non esiste un film simile a questo. Il lungometraggio di Bong Joon-Ho è pura magia. Una commedia all’apparenza leggera, simpatica e semplice che muta in una tragedia per trasformarsi infine in un thriller. Un ibrido artistico che lascia a bocca aperta, esterrefatti da tanta bellezza. La trama infatti si articola in maniera talmente armonica, da rendere impossibile qualunque ipotesi su quello che succederà il momento dopo, sorprendendoti continuamente per 2 ore e dieci.


Il cast è assolutamente all’altezza della sceneggiatura, riuscendo anche nei momenti in cui il ritmo della pellicola si abbassava, a mantenere alta l’attenzione dello spettatore. Primo fra tutti Song Kang-Ho, protagonista indiscusso della pellicola, attraverso il quale il visionario regista Koreano riesce a far trapelare la sua tagliente denuncia sociale.

Un argomento, questo, che va necessariamente sottolineato, anche con il rischio di cadere un pò nello spoiler. Perché questa pellicola si distacca completamente dai nostri canoni sociali, tramite una visione originale e audace di cos’è realmente la vita e di cosa siamo noi rispetto ad essa.

Joon-Ho non vuole semplicemente denunciare le condizioni della maggior parte della popolazione Koreana, costretta a vivere nella miseria e nei seminterrati, mentre una piccola élite si può permettere di spendere e spandere senza rimorso alcuno. Ed è questo che fa venire i brividi, l’atteggiamento di questo regista rispetto a questa posizione.

Una pellicola americana avrebbe raccontato una storia di rivincita della società povera in pieno stile a stelle e strisce, ma qui no. Qui la visione è quella reale, lo sguardo sincero ad una vita di sconfitte. Il vero “parassita” infatti è proprio la vita stessa. Si insinua all’interno di noi, facendoci sperare che progettando e sognando potremo ottenere tutto. Ma nonostante ci sforziamo di convincerci che sia il contrario, la verità è questa. Un piccolo scarafaggio che crede di poter uscire all’aria aperta ma che alla fine della giornata torna a vivere nel suo buco. Una visione totalmente depressiva della realtà, mai cosi dolorosa, mai cosi sincera.



CONTRO

In una pellicola straordinaria come questa, la parola “CONTRO” è forse fuori luogo. Meglio disquisire di fattori leggermente sotto il livello eccezionale del film.

Come ovvio che sia, non sono molti, ma sono comunque presenti, anche se si posizionano più come dei giudizi personali che come dei reali fattori oggettivi. Innanzitutto il doppiaggio, per larghi tratti della pellicola non è sembrato affatto naturale e fluido, annebbiando il pieno coinvolgimento nei meravigliosi dialoghi.

Ma sopratutto il fattore che davvero non siamo riusciti ad apprezzare nella pellicola è la recitazione di Cho Yeo-jeong nei panni di Choi Yeon-kyo. La sua teatralità ostentata per sottolineare la frivolezza delle persone ricche è sembrata l’unica nota stonata innaturale nel meraviglioso racconto di Bong Joon-Ho.

Giudizio complessivo: 9
Buona visione,


Trailer



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