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Polaroid


Regia: Lars Klevberg

RECENSIONE

Polaroid si è fatto attendere per moltissimo tempo, tra continui spostamenti e battute dei fan che ne attendevano l’uscita da un momento all’altro, salvo poi vedere posticipata la data di uscita. Ma ne sarà valsa la pena di aspettare così tanto a conti fatti???

Di certo non posso parlare di capolavoro, altrimenti verrei messo alla gogna (con ragione tra l’altro), ma d’altro canto non comprendo neppure chi ha sparato a zero su questa pellicola (ne ho visti/letti molti), dal momento che lo ritengo un valido prodotto che non merita di finire nell’indifferenziato.

È un film che sicuramente consiglierei a tutti coloro che si sparano mille selfie al giorno, documentando ogni momento della giornata e triturandoci i testicoli sui social (ma esiste su Instagram il tasto “non seguire più” come su Facebook??? 😣), con la speranza che prima o poi, al posto dello smartphone appaia loro la temibile macchina protagonista di questo Polaroid.


In cabina di regia troviamo Lars Klevberg, che probabilmente buttato così non vi dice nulla (e grazie al cazz, chi minghhia sei? 😆), ma che in realtà in questo periodo si è ritrovato protagonista nelle nostre sale grazie anche al nuovo La Bambola Assassina (o Child’s Play se preferite). Nel complesso ritengo che abbia fatto un discreto lavoro dal punto di vista tecnico, per cui magari darò un’opportunità anche all’ennesimo remake su una delle bambole più famose del panorama horror.

Il film parte bene, anche se sembra sfruttare un po’ troppo la componente sonora per finalizzare l’effetto jump scare, particolarità che viene via via scemando nelle fasi seguenti, dove tende quasi a virare più su un teen horror senza troppe pretese, imparentato per certi versi con Final Destination. E, bisogna ammetterlo, l’interesse inizia un po’ a calare.

Ma la figura dell’Entità incacchiata col mondo intero, sapientemente poco mostrata per non rischiare il grottesco involontario come spesso accade in questi casi, tiene su bene la storia, che per altro regge dignitosamente e mostra un andamento lineare senza clamorosi tonfi di sceneggiatura.


La breve durata e la mancanza di fasi di stanca consentono di seguire il film piuttosto bene fino alla fine, dove forse avrei preferito qualcosa di diverso (che ne so, magari uno spiraglio che lasciasse aperta qualche speranza agli inguaribili fans del finale “cattivo”). 

Ma nel complesso, pur dovendo fare i conti con una prova recitativa globale che non vedrà presumibilmente candidature all’Oscar, ritengo che un’opportunità se la meriti (e poi in caso vi abbia fatto cacare, sapete dove trovarmi per la vostra vendetta 😁).

Giudizio complessivo: 6.8
Enjoy,



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