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Sharknado 6 - (The Last Sharknado: It's About Time)


Regia: Anthony C. Ferrante

Ok è chiaro che, quando in Sharknado 5 scrivevo che forse sarebbe stato meglio finirla qui con la saga, stavo spudoratamente mentendo, perché in realtà quel “to be continued” è stato una manna dal cielo per chi è ormai uno sharknado dipendente come il sottoscritto.

E la curiosità di capire cosa si potessero studiare dopo lo SHARKZILLA (eh si lo so che vi eravate scordati di lui) era tanta, anche in virtù di alcune fughe di notizie che parlavano, trailer alla mano, di squali-drago, squali-robot, dinosauri e nazisti. Roba da leccarsi i baffi insomma.


La partenza è incoraggiante e già al secondo n.6 possiamo tranquillizzarci nel momento in cui compare l’immancabile scritta “The Asylum presents” ed anzi, dopo ben 5 lunghissimi secondi che ancora non si era vista, non nascondo che un filo di preoccupazione cominciava a crescere.

E giusto per non farsi smentire ecco che all’inizio ci troviamo subito davanti a dinosauri più finti dei ragni che divorano Mirabella ne L’Aldilà di Fulci; lo so che probabilmente ho già usato questo paragone in qualche altra recensione, ma ritengo sia quello che calzi meglio quando si deve descrivere qualche abominio grafico prodotto dalla casa di distribuzione in questione.


Le indiscrezioni appaiono quindi confermate, così come purtroppo o per fortuna viene confermato quanto di buono (o di pessimo, sono punti di vista) si era visto nei primi 5 capitoli. Non dobbiamo pertanto stupirci di vedere la combriccola di Fin Shepard cavalcare un gigantesco pterodattilo ammaestrato che con potenti colpi di coda colpisce meteoriti tipo racchetta da badminton per chiarirci.

E non dobbiamo neppure stupirci quando il buon Shepard (sempre in gran forma, e vorrei vedere visto che ti propongono di diventare l’eroe da cui potrebbe dipendere la salvezza dell’umanità) propone di uccidere il primo Sharknado sfruttando i meteoriti. Ah per la cronaca con “Primo Sharknado” si intende proprio il primo Sharknado mai generatosi nella storia, perché in questo capitolo, sfruttando la chiusura del precedente, i nostri eroi giocano a loro piacimento con la macchina del tempo, roba che Emmet “Doc” Brown e Ritorno al Futuro spostatevi proprio.


Molto belli (e stavolta sono serio, perché qualcosa da salvare ho voluto trovarlo) i titoli di testa, con la theme song che è sempre la stessa (gran successo, impossibile da non cantare sotto la doccia), ma che qui appare rivisitata in maniera tutto sommato interessante.

Ma…ho detto titoli di testa???

Eh si, purtroppo (o per fortuna, sempre i dannati punti di vista di cui sopra) tutto ciò di cui ho appena parlato si concentra nei primi 8 minuti scarsi di film (?) e ne mancano circa 80 alla conclusione. Ma mi sento particolarmente buono e vi risparmio i dettagli di ciò che avverrà più avanti…se vi sentite coraggiosi scopritelo voi se ve la sentite!

Mi limito solo a dire che la svolta fantascientifica onestamente non riesco proprio a digerirla, anzi quasi la detesto dato che ha tolto protagonismo ai veri protagonisti. Cazz lo spettatore vuole gli squali e il sangueeeee, non sti minchioni che continuano a viaggiare nel tempo. E tra le altre cose non nascondo che qui si ride meno e si sbadiglia di più…chissà se il buon A.Ferrante (& C.) ha terminato le idee (e a sto punto non so cosa augurarmi davvero). 


Poi per carità alcune chicche ci sono, tra cui come non menzionare lo Sharks Kebab, lo squalo che fa surf, o gli Squali-Drago che sputano fuoco dalla bocca, oppure uno dei momenti più epici di tutta la saga e cioè, quando nel Regno di Camelot FIN SHEPARD RIESCE AD ESTRARRE CON SFORZO DISUMANO LA MITICA EXCALIBUR, RIVESTITA PER L’OCCASIONE CON UNA CATENA DI MOTOSEGA (sì vi giuro che è andata proprio così).

Vi sono anche alcuni camei interessanti, Darrell Hammond nei panni di George Washington, Dee Snider in quelli di un curioso sceriffo di non so più bene quale epoca storica e infine Dexter Holland (cantante degli Offspring per chi si sollazza ascoltando i neomelodici partenopei), fiero Capitano inglese che combatte la sua battaglia ascoltando e canticchiando "Come Out and Play".

Ma questa volta pure io devo ammettere che la cosa è lievemente sfuggita di mano, soprattutto perché, come dicevo sopra, il divertimento è notevolmente calato e quindi urge un immediato cambiamento di rotta.

Dai lo so che ce la potete fare, non diludetemi!

Giudizio complessivo: AHAHAHAH
Enjoy,




Trailer



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