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Excision


Regia: Richard Bates Jr.

Malatissimo filmaccio che si destreggia con sapienza tra horror e drammone familiare, facendoci scendere negli abissi più scuri della psiche umana, soprattutto quando essa è sia adolescenziale che femmina allo stesso tempo. E se non ci credete vi basta vedere giustappunto l’inizio, così tanto per capire che qui non si scherza affatto.

E dopo questa breve sequenza eccoci davanti le vicende di questa bizzarra famiglia, dove la grave malattia che affligge la figlia più piccola è probabilmente solo uno dei mille problemi che albergano all’interno di quella casa. E la cara Pauline diciamo pure che si rende causa principale di almeno il 93% di essi.


Tutto ruota intorno ai rapporti non proprio idilliaci tra i vari membri del nucleo (tra madre e figlia in particolare), ponendo poi l’attenzione anche sulle difficoltà che si vengono a creare nel riuscire a stabilire contatti con compagni di scuola ed amici. Ed in tutto ciò si capisce come sia importante lo sviluppo dei personaggi e la conseguente prestazione recitativa del cast, che qui se la cava più che egregiamente.

Nei panni della madre troviamo Traci Lords (forse a chi era adolescente a metà anni ’80, il nome potrebbe suscitare ancora qualche pulsione), molto brava ad interpretare un personaggio probabilmente agli antipodi di ciò che è stata lei. Una madre bigotta, di chiesa, ossessionata dalle buone maniere e con il rammarico di non riuscire a farsi accettare e ad accettare a sua volta la sua ribelle primogenita.

Ribelle primogenita che vede l’ottima prova di AnnaLynne McCord, imbruttita e brufolosa per l’occasione, ma ottimamente nella parte, tanto che a volte ti verrebbe di entrare nello schermo e prenderla a schiaffi per quanto si riesce a mostrare irriverente ed irrispettosa nei confronti dei genitori ed in particolare della madre.

A completare la famigliuola c’è poi il padre, Roger Bart, visto in Hostel 2 e The Midnight Meat Train e che si rende partecipe di un paio di siparietti piuttosto divertenti (“Sono stata troppo dura con Pauline?” “Beh avete qualche incomprensione”, oppure “Se stessi diventando come tua madre a quest’ora non riordinerei bollette, compilerei le carte per il divorzio”.


Non scordiamoci poi alcune partecipazioni di tutto rispetto, il Leland Palmer di Twin Peaks si trasforma nel preside Campbell, Malcom McDowell in un prof. e John Waters in un uomo di chiesa che se solo vedesse Divine probabilmente si caverebbe gli occhi per la disperazione.

Gli incubi della ragazza sono molto efficaci e testimoniano una grande abilità del regista, tale Richard Bates Jr (probabilmente all’esordio), che garantisce un comparto tecnico di tutto rispetto condito con effetti piacevolmente realistici. 


In tutto ciò si inseriscono le malatissime fantasie di Pauline, tradotte in alcuni casi in scene maledettamente dirette che poco lasciano all’immaginazione e che piacciono parecchio (vedi per esempio l’abuso di sangue durante il rapporto tra lei ed il ragazzo, l’aborto o quando estrae la sua testa dal corpo di un ipotetico paziente da lei stessa operato.


E poi vabbè c’è il finale, punto forte del film, sebbene piuttosto telefonato. Ma in quell’abbraccio di pochi secondi c’è veramente tutto, tragedia, amore, disperazione, consapevolezza che sarebbe dovuto arrivare ben prima e quell’urlo ci rimanda direttamente a quello di Angela in Sleepaway Camp (a proposito di finali coi controcazzi…e scusate la battuta e lo spoiler).

Un film che non vi scorderete facilmente e che consiglio vivamente a chi mastica il genere.

Giudizio complessivo: 8
Enjoy,





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