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Cabin Fever


Regia: Eli Roth

Cabin Fever segna l’esordio in regia di Eli Roth e forse resta ancora oggi il suo film meglio riuscito. E si perché gli Hostel non è che siano stati sti gran capolavori, Knock Knock lo definirei discreto ma nulla più e The Green Inferno invece ha deluso ampiamente le aspettative.

Questo invece nel complesso si tratta di un film piuttosto valido, con alcuni sketch divertenti e un discreto spaccio di sangue innocente.

Già all’inizio Roth si gioca gli assi pesanti, facendo risaltare nei titoli di testa la presenza di Angelo Badalamenti, che infatti regala ottime musiche di sottofondo che ben si sposano con lo svolgimento della vicenda.

Vicenda che riguarda appunto la triste storia di un gruppo di ragazzotti piuttosto coglioni che partono per qualche giorno di divertimento presso il cottage sul lago, ove però qualcosa di malsano sta giusto aspettando che arrivino per poterli così riempire di pustole purulente che sembrerebbero portare alla morte in tempi ragionevolmente brevi. Originale vero?


Ovviamente è chiaro che non è originale per nulla, di film con trame simili ne abbiamo visti a migliaia, magari a volte non c’era il lago, a volte era un killer a fare mambassa degli sfigati di turno ecc ecc..ma qui Roth si diverte a giocare un po’ con gli stereotipi del classico teen horror, riuscendo a uscire dagli schemi e a confezionare un prodotto che in fin dei conti risulta più che godibile. Anche l’eccessiva coglionaggine dei suddetti si colloca quindi all’interno dello spirito cazzarone promosso dal regista e non produce di conseguenza reazioni oltremodo negative.

Alcune battute non possono non strappare una risata e alcuni passaggi divertono il giusto; tra l’altro lo stesso Roth si concede un piccolo cameo nei panni di un bizzarro soggetto joint addicted e lo concede pure al fratello nei panni di un tizio la cui storia viene raccontata ad inizio film da uno dei ragazzi, nella speranza di terrorizzare e poi in un secondo tempo trombare la tipa di cui era innamorato dai tempi dell’asilo nido. Sottolineo questo perché la somiglianza è notevole e la prima volta ero convinto che fosse proprio Eli Roth a prestare la faccia a quel tizio, ma la rete mi dice il contrario e per questa volta mi fido.


Il trucco attraverso cui viene mostrato il progredire della malattia non è affatto male e riesce ad essere disgustosamente interessante (un po’ come già avevo sottolineato in Contracted), così come alcuni effettacci pregevoli, come per esempio il tentativo piuttosto fallimentare di una delle ragazza infettate di depilarsi una gamba semi compromessa dal morbo con una lametta non esattamente performante. Aggiungiamo poi un bel quantitativo di sangue ed ecco che il pranzo è servito (vi consiglio appunto, di vederlo durante i pasti, come ha fatto il sottoscritto chiaramente).


La storia poi è lineare, niente di straordinario, il giusto per poter arrivare all'obiettivo senza buchi clamorosi o altre nefandezza sceneggiaturali.

Un buon intrattenimento e un finale convincente, in linea con tutto lo spirito del film, completano il tutto.

Ah per la cronaca esiste pure un remake più recente che non voglio nemmeno prendere in considerazione.

Giudizio complessivo: 7.5
Enjoy,




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