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Swallow


Regia: Carlo Mirabella-Davis

Ora, non lo dico per darmi un tono (circa) ma, quando si parla di genere horror, ho sempre, o quasi, avuto preferenze abbastanza chiare a riguardo. L’interesse per l’orrore che viene a palesarsi, in modi naturalmente diversi e distanti, mediante aspetti che derivano da psicologia e psiche di personaggi e villains, è sempre stato un mio punto debole.

Parlo naturalmente di horror psicologici ma non solo.

Dai classici Descent Into Madness come The Lighthouse, Exhibit A, Repulsione e Demons (quello del 1971 però), o viaggi nelle menti di serial killer vari, come The House That Jack Built, Cure e The Poughkeepsie Tapes, passando infine alla violenza che viene scaturita quando un gruppo di persone rimane intrappolato in uno spazio limitato, come Battle Royale, Climax, Nel Più Alto Dei Cieli o (in maniera diversa) Salò.

E chi più ne ha, più ne metta.

Insomma, “sotto una piccola e fragile scorza, i veri mostri siamo noi” e cazzate varie?

Io. Adoro.

E come adoro le pellicole sopra citate, era anche logico e automatico che io amassi Swallow.


Prima fatica in ambito cinematografico di Carlo Mirabella-Davis, Swallow non appartiene a nessuna delle tre categorie sopra citate, ma è comunque un horror-thriller che trova origine e viene scaturito dal macchinario più affascinate, inquietante e misterioso mai realizzato. Parlo naturalmente del nostro cazzo di cervello.

E qua parte il primo, primissimo merito di Swallow. È, finalmente, un film che si spinge verso sponde e orizzonti raramente (o quasi mai) toccati dal genere. E dico anche paradossalmente, perché insomma, com’è possibile?

Tra fobie atipiche (e io ne so qualcosa btw), ossessioni ossessivo compulsive, ossessioni sessuali e disturbi alimentari, com’è possibile che il genere horror... anzi, il cinema in generale, ne tratti così raramente?

E da qui, passiamo al film in questione finalmente.

“Picacismo”, da Wikipedia, anche denominato allotriofagia o, più semplicemente, pica, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall'ingestione continuata nel tempo di sostanze non nutritive.


Di questo, bene o male, parla Swallow. E, come anche il capolavoro assoluto di Safe, non quello con Jason Statham però, lo fa analizzandone a tutto tondo cause, sintomi, effetti e ambienti adatti al suo sviluppo.

L’ambiente adatto, in questo caso, riguarda diversi fattori, sia passati che naturalmente presenti, che devasteranno completamente la nostra protagonista, nello stesso momento nel quale lo spettatore riuscirà finalmente a individuare e distinguere suddetti fattori, dal rumore di fondo.

Protagonista che comunque è interpretata da una grandissima Haley Bennett, aggiungo.

Che dire? Gran bel film. Visivamente anche ottimo, che insomma, non è obbligatorio ma tanto meglio.

Buona visione,



Trailer



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