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Il Buco - El Hoyo


Regia: Galder Gaztelu-Urrutia



RECENSIONE 

C’è un film che in questi giorni sta facendo molto parlare di se, complici la sua fresca uscita su Netflix, una trama che desta curiosità ed un trailer che indubbiamente fa prendere bene.

Sto parlando de Il Buco (El Hoyo in lingua originale), film spagnolo diretto da Galder Gaztelu-Urrutia (mai sentito) e che vede come attore principale Iván Massagué (mai sentito 2.0) ma che, come mi è capitato in passato con altri prodotti iberici scovati sulla stessa casa di distribuzione, ha saputo colpirmi positivamente, rischiando quasi di farmi scomodare termini come “filmone”, che non così facilmente mi lascio sfuggire.

La trama si riassume brevemente e vede questo Goreng che non si accontenta di leggere La Coscienza di Zeno o di appiccicarsi dei semplici cerotti alla nicotina e, per smettere di fumare, decide di farsi rinchiudere in questa struttura costruita su più livelli, dove il riuscire a mangiare con costanza diventerà il primo (ma non l’unico) grande problema per tutti gli abitanti del posto.

 
E fin dal suo risveglio, in compagnia del mitico Trimagasi, ecco che subito si capisce che il film sarà quasi interamente costruito sui personaggi e sui rapporti personali, che verranno inevitabilmente amplificati vista l’esiguità dello spazio a disposizione e la scarsità di cibo, tendente ad aumentare via via che ci si avvicina verso il fondo del buco. Ricorda in un certo senso quanto visto nel pregiatissimo Stoic di Uwe Boll (che vi consiglio vivamente, ma solo se avete lo stomaco di ferro), anche se qui si parte con un po’ più di “cordialità” tra inquilini, tanto da farmi pensare che il dannato coronavirus fosse arrivato fino a lì, visto il rifiuto del coinquilino a stringere la mano del buon protagonista. Coinquilino che però saprà farsi ben presto minaccioso, grazie anche al suo mitico coltello Samurai Plus, roba che avrebbe fatto rabbrividire perfino lo Chef Tony (ma è ancora vivo a proposito???). Tutti i personaggi in ogni caso, protagonista in primis, fanno la loro sporca figura, dimostrandosi all’altezza del difficile compito attribuito loro dalla particolarità de Il Buco.


La prima parte, fino a circa metà, è senz’altro la più interessante, davvero notevole oserei dire. Disgustoso l’approccio al cibo, apprezzatissima (seppur molto citofonata) la svolta cannibal e molto convincenti gli effetti splatter, fattore insolitamente insolito per prodotti visti su Netflix, che di solito mantengono un taglio più televisivo e meno “estremo”.

El Hoyo si mostra bello violento, crudo, cattivo e non sembra mancargli nulla, fino all’incontro tra Goreng e Baharat. Da lì inizia la discesa verso il fondo, purtroppo anche per quanto riguarda la qualità del film, con la svolta più concettuale, volta a ricercare messaggi di cui probabilmente si faceva volentieri a meno. Diciamo pure che era molto meglio quando “mostrava”, anziché quando ha iniziato a filosofeggiare, perché se si fosse mantenuto come un cazzutissimo survivor movie nudo e crudo, in puro stile prima parte, ne sarebbe uscito fuori davvero un prodotto eccezionale. 

E invece la faccenda della panna cotta, della bambina e di tutto il resto su cui non mi dilungo per non spoilerare, mi ha fatto storcere un po’ il naso, penalizzando un lavoro che si mantiene comunque di livello più che dignitoso.

Giudizio complessivo: 7
Enjoy,



Trailer



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