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Battle Royale


Regia: Kinji Fukasaku



La prima volta che avevo visto questo film (parecchio tempo fa), mi pareva di averlo liquidato troppo in fretta con un “discreto, ma avrebbe potuto essere migliore”, per cui ho dovuto dargli una seconda possibilità. Ed in effetti non credo di essermi sbagliato di molto con la prima valutazione.

Ma andiamo con ordine.


Spesso le prime inquadrature per me sono decisive, perché incanalano il film nella giusta (oppure no) direzione ed in questo caso quella della bambina fa centro, lasciando ben sperare per il proseguo.

La riunione dei ragazzi nello stanzone serve a mettere in risalto la figura portante dell’intera faccenda, ovvero quell’idolo di Kitano, vero valore aggiunto ed idolo incontrastato. Ricordo in particolare quando la tizia bisbiglia durante la spiegazione del “gioco” e lui così dal nulla le pianta un coltello in fronte come se fosse la cosa più normale del mondo, lasciando chiaramente interdetto il pubblico.


E quindi anche a voi conviene ascoltare le regole con grande attenzione, onde evitare brutte sorprese, anche perché se ci si pensa un attimo il concetto della Battle Royale è qualcosa di veramente allucinante (anche se all’onor del vero bisogna dire che il film è stato tratto da un romanzo, che già aveva quindi introdotto la situazione), tanto che ovviamente non è stato accolto con grande facilità.

Dalle prime battute si intuisce subito che il sangue non mancherà di certo ed anzi, sembrerebbe quasi indirizzare il film verso una trashata splatterosa in stile The Machine Girl o Tokio Gore Police. Chiaro che la cosa non sarebbe affatto dispiaciuta, ma in realtà poi il film prende tutt’altra piega, pur non risparmiandoci di certo abbondanti dosi di liquido rosso.

Quello che colpisce di più comunque è il modo con cui la maggior parte dei ragazzi prende la gara, unito al fatto che osar inserire tante morti (in alcuni casi piuttosto cruente) di minorenni non capita proprio spesso.


Alcune scene purtroppo risultano davvero poco credibili ed in alcuni casi grottesche (rischio chiaramente prevedibile in queste circostanze), mentre altre invece riescono ad essere molto cariche emotivamente (cito per esempio quando la ragazza vestita con la tuta gialla, morente tra le braccia del ragazzo di cui è innamorata, gli dice di restare ancora un poco con lei che tanto avrebbe “finito subito”).

Quello che però mi ha convinto meno e mi ha rimandato al mio primo commento, è stato il finale, sia inteso come finale del “gioco”, che proprio come finale del film in se. Se avessero trovato altre soluzioni (ne avevo in mente un paio davvero belle) sicuramente avrei gridato al filmone ed invece così mi tocca accontentarmi di un buon “vorrei ma non posso”, che però consiglio in ogni caso di vedere.

Giudizio complessivo: 7.5
Enjoy,

Luca Rait



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