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Le Transizioni


Autore: Pajtim Statovci

1998
Roma, dove il tempo per sognare, per piangere i dispiaceri e lanciare monetine non è sfumato.

1998-1999
Berlino. L'indifferenza gli strappa la carne. Così arrogante, violenta. Non trattiene, ma usa e abusa.

1999-2000
Madrid sembra porgergli la mano. Lei lo bacia e ride. Ride troppo però. Una risata che si trasforma in ghigno, che ridicolizza, che non comprende la profondità dei sentimenti e che, per l'ennesima volta, non accetta.

2001
New York lo accoglie porgendogli emarginazione, povertà, freddezza, solitudine.

2003
Helsinki lo osserva, con sguardi che non accolgono, ma scrutano. Mani che esaltano ordine, eleganza, ma non vengono offerte a ubriachi invisibili.

Lui è Lei.
Una sola persona che fugge da tutto. Dal paese d'origine dove si scompare per il mercato nero di organi, dove uomini vengono uccisi per onore, i neonati muoiono per denutrizione. Fugge da quel paese disperato, degradato che sogna di salpare da Durazzo per trovare salvezza a Bari e che l'Europa guarda con disprezzo, considerandolo fogna, zavorra. È giovane.

È uomo e donna quando vuole.
Apre e chiude il sipario della vita a proprio piacimento, colmo di odio, rabbia, vive ai margini delle ombre che proietta, in ogni paese ha un nome nuovo, una nazionalità fasulla.
Sa essere splendida e sensuale.
Sa essere un ragazzo di una finezza inafferrabile.

La storia di una fuga senza fine, da sé stesso, dal proprio paese, alla costante ricerca della gioia autentica, di un'identità. Una vita straziante, in pezzi, da ricomporre, fatta di emarginazione e razzismo perché essere neri o albanesi o omosessuali sembra essere un reato, una sete straziante d'amore che prosciuga, una ragione inafferrabile per aprire gli occhi un giorno in più.​ 

Un essere umano che viaggia portando nella mente il migliore amico, il suo tocco, il suo amore, in paesi che sembrano colmi di superficialità e svuotati della sola cosa che davvero conta nella vita: L'accettazione.

Splendido.

Buona lettura,




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