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American Psycho


Regia: Mary Harron



RECENSIONE

Film del 2000 tratto dell’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis interpretato alla stragrande da Christian Bale, che in questo film interpreta Patrick Bateman: un giovane, bello e affascinante broker di New York che durante la vita notturna è uno spietato assassino. 

La pellicola sotto tutti i punti di vista è perfetta praticamente: la Harron dirige il film benissimo, il montaggio è incredibile, nonostante sia una pellicola che duri un’ora e mezza la storia va avanti in maniera impressionante e ci sono film, all’incirca dello stesso minutaggio, che sono molto più lenti, ma questo American Psycho non lo è affatto! 


Già dalla prima scena capiamo a che cosa stiamo assistendo, alla vita di questi broker e al bellissimo monologo di Patrick della sua routine quotidiana. Prendendo come spunto proprio questo, il suo monologo è importantissimo per il film: la società di quegli anni (il fine anni ’80) era esattamente così, dovevi apparire il più ricchio e il più stiloso possibile, sennò venivi escluso da tutti. La particolarità di tutto questo è il fatto che nessuno di loro riesca a riconoscere i loro colleghi di lavoro, nonostante li vedano ogni giorno e questo a causa della società: si vestono tutti uguali, portano gli stessi occhiali,l o stesso taglio di capelli…probabilmente anche le stesse mutande! 

Come protagonista troviamo Patrick Bateman, interpretato dal grandissimo Christian Bale. Probabilmente questa è la sua miglior performance, l’attore inglese entra nei panni del personaggio in maniera eccezionale: fisico e dentatura perfetti, volto da puro assassino ma che è allo stesso tempo bello e affascinante. La mimica facciale di Bale poi è impressionante, pensate che per il ruolo avevano chiamato all’inizio Leonardo DiCaprio che si, era già un bravissimo attore all’epoca, ma sinceramente vedere Jack di Titanic interpretare uno dei personaggi più folli e macabri della storia del cinema/libri proprio no. 


Tra i personaggi secondari troviamo Willem Dafoe, ricordato da tutti come Norman Osborn nella trilogia di Sam Raimi sull’uomo ragno, ma che io considero uno dei migliori attori di sempre e anche qui si dimostra degno del suo ruolo, quello del detective. Abbiamo successivamente Jared Leto che appare per poche scene, ma che ci regala una buona performance. 

Le musiche sono un altro punto a favore del film, calzano a pennello con il ritmo della vicenda e ci fa entrare ancora di più nel vivo: partendo da canzoni come Hipe To Be Square di Huey Lewis & The News per poi passare a Sussudio di Phil Collins e successivamente a Whitney Houston con Greatest Love of All.


Finendo il tutto vorrei parlare del finale, senza sputtanarvi tutto il film ovviamente. Finale molto emblematico, che in molti lo interpretano in un modo, ma che per me è molto sbagliato: prestate molto attenzione alle parole che dice Patrick e soprattutto a “questa confessione non ha nessun significato”. Bene, senza farvi spoiler, io l’ho interpretato così: la società di quell’epoca è concentrata sempre sulle stesse cose, tutto il resto a loro non gliene può fregar di meno quindi ecco perché la confessione di Patrick non ha nessun significato, perché se la società non cambia non potranno mai aprire gli occhi e rendersi conto di quello che sia successo realmente. 

Buona visione,


Trailer


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