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Papillon


Regia: Henri Charrière


Dunque ognuno di noi credo che abbia un libro che potrebbe definire “il preferito”, probabilmente non il più bello, o quello meglio scritto, ma semplicemente quello che, dopo la lettura, ha lasciato dentro qualcosa di “oltre”, qualcosa che ti impedisce ti toglierlo dalla prima fila dello scaffale affianco al letto della cameretta dove hai dormito per 25 anni e che, ogni tot anni, ti obbliga a riprenderlo in mano (specie se sei come me che non si ricorda un cazz anche solo dopo 15 minuti dal termine della lettura).

Ora, per quanto mi riguarda i candidati principali sarebbero stati due, uno Il Volo del Calabrone di Ken Follett, l’altro, quello che per distacco vince il premio a mani basse, è senza dubbio Papillon di Henri Charrière. Letto non so quante volte ormai e ogni volta è sempre un’esperienza nuova, diversa ed egualmente emozionante. Forse il mio giudizio è parzialmente falsato dall’epoca in cui l’ho letto per la prima volta, periodo adolescenziale, in lotta continua contro qualsiasi forma di autorità e alle prime armi con letture di un certo calibro, ma ancora oggi non riesco a non emozionarmi ogni volta che vedo la copertina.

La storia è quella (per la maggior parte vera, anche se ci sono diverse obiezioni al riguardo) di Henri Charrière, detto Papillon per via di un tatuaggio che si fece fare in Corsica nel periodo in cui era in Marina e vede il protagonista accusato (ingiustamente a quanto ci è dato apprendere dalla lettura) dell’omicidio di un pappone/macellaio e per questo condannato ad una vita di lavori forzati che lo porteranno fino alla Guyana Francese. Ma Henry non ci sta e da lì cominceranno una serie di fughe ed avventure che un abile sceneggiatore faticherebbe non poco ad inventare.

Sebbene le pagine non siano scritte da uno Stephen King (per dirne uno a caso) o da qualche altro scrittore di fama riconosciuta, durante la lettura è impossibile non calarsi nella parte di Papillon e ti sembra proprio di essere lì con lui mentre mette in altro i suoi rocamboleschi piani di evasione che lo vedranno rischiare non poco e che di certo non lo aiuteranno a rendersi amiche le varie Autorità Francesi. Ciò è reso possibile non solo da una scrittura agile e scorrevole e dal racconto in prima persona, ma pure dalle descrizioni dei paesaggi che via via ci vengono incontro e che sembrano pararsi di fronte a noi tra una pagina e l’altra.

Papillon è una perfetta dimostrazione di voglia di libertà, di voglia di vita. Non fatevelo scappare.

Qualche anno dopo lo stesso Charrière scrisse Banco, il seguito di questo romanzo, in cui si è dilettato nel raccontare ciò che ne è stato di lui una volta ottenuta la libertà. Pur essendo sempre un piacere leggerlo, non raggiungerà le vette di Papillon, da cui per altro sono stati tratti ben due film, l’originale diretto da Franklin Schaffner ed interpretato da Steve McQueen e Dustin Hoffman (carino, ma imparagonabile al libro) ed il remake del 2017 diretto da Michael Noer ed interpretato da Charlie Hunnam e Rami Malek (non visto e quindi non giudicabile da me).

Che dire quindi, avete già cominciato a leggerlo?
Avete fatto bene!

Giudizio complessivo: 9.5
Buona lettura,




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