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Fragile


Regia: Jaume Balaguerò


Qualche anno dopo il buon Darkness e poco prima di quello che diventerà il suo film più famoso, e forse anche il più riuscito (sto parlando di REC, per i più disattenti), Jaume Balagueró ha sfornato nel 2005 Fragile – A Ghost Story, buon prodotto che alimenta il filone horror spagnolo che in quegli anni ha vissuto un buon momento, grazie anche alla serie “Películas para no dormir” che ha trasmesso svariati film di vari registi, tra cui anche Balaguerò ha dato il suo contributo, con il discreto Affittasi o Para Entrar A Vivir.

Questo Fragile, di cui vado parlando, nel complesso si tratta di un buon lavoro, forse però da come era stato descritto all’epoca quando uscì (un film da cagarsi in mano per intenderci) mi sarei aspettato qualche guizzo in più, anche se nel complesso posso dire di aver visto pari genere decisamente peggiori.

La trama è di quelle che ispira certamente la visione e vede I bambini ospiti del Mercy Falls Children's Hospital, essere pronti al trasferimento, perché l'ospedale sta per essere chiuso definitivamente. Per alcuni di essi però il trasferimento viene ritardato a causa di un incidente e l’infermiera Amy dovrà gestire la faccenda, occupandosi anche di ciò che sta spaventando i bambini al terzo piano della struttura, una fantomatica presenza che viene chiamata “La Ragazza Meccanica”.

E proprio su questa figura viene costruito tutto il film, la sua presenza si percepisce nell’inquietudine dei bambini e la sua realizzazione convince, grazie ad un buon make-up e ad un’abilità nel non farla scadere nel ridicolo involontario, che in fondo dona credibilità a tutto il lavoro.

E poi l’ambientazione nella struttura ospedaliera semi abbandonata, benchè molto abusata, risulta sempre vincente perché, non ci sono cazzi, riesce ad offrire spunti che con l’horror (ma non solo) calzano a pennello. Non sto certo ad elencarvi tutti i film che ne traggono vantaggio ma, tra tutti, la similitudine più grande l’ho ritrovata con il buon Saint Ange di Pascal Laugier, sebbene lì era l’orfanotrofio a offrire il contorno alla vicenda.


Le prestazioni del cast tutto sommato non dispiacciono (anche se non resteranno nell’immaginario collettivo a lungo), con una menzione particolare per Calista Flockhart, ben immedesimatasi nella parte ritagliata per lei da Balaguerò.

Il finale convince e non mi è affatto dispiaciuto, mentre una certa lentezza delle prime fasi a volte è risultato decisamente più fastidiosa.

Nel complesso, considerata la non grande originalità del prodotto, il film non è da bocciare, in quanto offre idee interessanti e nel complesso si lascia seguire discretamente. Certo non fa cagare addosso come Two Sister, ma nella filmografia degli appassionati ci può stare.

Giudizio complessivo: 6.8
Enjoy,




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