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Tusk


Regia: Kevin Smith

Dopo aver riscosso consensi più che positivi in quel Red State da poco recensito, l’accoppiata formata da Kevin Smith alla regia e Michael Parks nel ruolo di protagonista ci riprova qualche anno dopo con questo Tusk e, nel complesso, fa nuovamente centro (in particolare grazie alla straordinaria prestazione dell’attore, purtroppo da poco scomparso).

Chiariamoci subito, Tusk non è un capolavoro, ci sono diversi punti deboli, ma sicuramente è un film che difficilmente te lo dimentichi perché, anche se la tematica principale la si può pure ritrovare in qualche altra pellicola (Human Centipede per esempio è il primo che mi sovviene), il connubio uomo-tricheco non credo di averlo mai visto e onestamente, a meno di clamorosi sequel, non credo di vederlo mai. 

Oggettivamente è qualcosa che solo una mente non totalmente sana può solo pensare di partorire, figuriamoci se poi tale pensiero riesce a essere riprodotto sul piccolo e grande schermo. Curioso è, a tal proposito, il dialogo che si può ascoltare nei titoli di coda dove il regista (presumo sia lui) parla con qualcuno del cast o della troupe, raccontando nel dettaglio come deve essere girata una delle scene più grottesche, sbellicandosi dalle risate.

E già perché il termine grottesco è il primo che mi viene in mente se devo trovare un appellativo per apostrofare questo lavoro, anche se poi, via via che ci si addentra nella visione, le sensazioni che si vengono a provare sono molteplici e in continua alternanza tra di loro. Divertente, disgustoso, splatter, polemico, profondo, triste, cazzaro sono solo alcuni degli aggettivi che potrebbero calzare a pennello per descriverlo, confluendo poi sempre e comunque verso la componente grottesca e surreale, perché in fin dei conti non c’è proprio nulla di convenzionale in questo film. La dicitura poi all’inizio che rimanda ad una storia realmente accaduta (voglio sperare che il richiamo sia moooolto lontano 😃), alimenta senza dubbio la curiosità.

Partiamo coi dialoghi, alcuni veramente nonsense ("Un canadese non si intristisce, la tristezza è un invenzione degli USA"), altri decisamente incisivi, vedi per esempio il colloquio che hanno Parks e Wallace non appena questo si risveglia (a proposito pure qui, come in Red State, viene di nuovo sfruttata la bevanda soporifera/anestetica).


E proprio sfruttando questo scambio di battute, mi voglio soffermare un attimo sulla prestazione recitativa, che si mantiene di livello molto alto, grazie soprattutto ad un Parks fenomenale (dispiace averlo scoperto solo così tardi), ma anche ad un Justin Long convincente, sia nella fase umana che in quella trichechiana. Depp invece, seppure il suo personaggio abbia molte potenzialità, l’ho trovato un po’ sottotono, ma forse riuscirà a rifarsi in Yoga Hosers (ve lo dirò non appena riesco a metterci le mani sopra). Già perché Tusk non è che solo la prima pedina di una trilogia che vedrà appunto il film citato prima come secondo capitolo (ma i trichechi qui non c’entrano, anche se mi pare di aver capito che forse vedremo di peggio 😃), dove per altro vedremo protagoniste le figlie del regista e di Johnny Depp, che invece in questo Tusk si limitano a fare da comparse, nei panni delle due ragazze del supermarket.


Gli effetti sono molto validi ed in particolare la trasformazione di Wallace (ma come cazz. ti viene in mente mi chiedo??? 😃), mentre la battaglia fra trichechi ammetto che mi ha fatto stendere dalle risate.

Il finale è tristerrimo ma ci sta, e la musica di sottofondo che lo accompagna non fa altro che accentuare tale sensazione.

Il problema principale di questo lavoro però è il basarsi su un’idea vincente che però viene sviluppata poco; in pratica, dopo che vengono svelate le carte, il film rimane statico e bloccato, senza ulteriori spunti degni di nota e rischiando di provocare pure qualche sbadiglio. Probabilmente se questa storia fosse stata sviluppata sotto forma di cortometraggio, sarebbe stata una figata pazzesca, mentre invece così dà quasi l’impressione che ad un certo punto non si avessero più idee per portare avanti la faccenda.

Ma l’originalità di Tusk va comunque premiata e merita una visione in ogni caso.

Giudizio complessivo: 6.8
Enjoy,





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