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When Black Birds Fly


Regia: Jimmy ScreamerClauz



Dopo Where The DeadGo To Die, torniamo a Parlare di Jimmy ScreamerClauz, uno dei registi più particolari e controversi degli ultimi tempi. Questa volta sforna un prodotto meno estremo (ma non per questo privo di gore e violenza esplicita) e più vicino al surrealismo di Enter The Void, un mix che funziona alla perfezione.

La trama merita di essere brevemente accennata, racconta infatti la storia di un anti-paradiso, un luogo che dovrebbe essere un tempio sacro ma che qui è rappresentato come un regime dittatoriale capeggiato da Caino, il violento fratello biblico di Abele. In questo paradiso abbiamo abitanti bigotti che seguono il leader senza pensarci due volte, vivendo in una società totalmente controllata dalla fede e dall’esercito del tiranno, facendo il lavaggio mentale ad ogni abitante. Un bambino però deciderà di infrangere le regole e di oltrepassare il muro che divide il Paradiso dall’inferno, facendo venire a galla la verità che è ben diversa da quello che sembra.


Rispetto al precedente lungometraggio, When The Black Birds Fly risulta indubbiamente meglio strutturato soprattutto grazie ad una struttura unitaria e non antologica che riesce ad interessare maggiormente e riesce a regalare, a sorpresa direi, dei colpi di scena niente male. La cosa che più resta impressa nella mente dello spettaotre è ovviamente lo stile grafico, migliorato e più fluido rispetto a quello a volte buggato e legnoso del primo capitolo, assolutamente particolare e praticamente introvabile in altre opere cinematografiche.

Il bianco e nero viene usato per il Paradiso, un luogo fatto di ombre ed incubi all’interno del quale le uniche cose colorate sono i poster di Caino e pochissimi altri elementi. I colori fluo, d’altro canto, appartengono all’Inferno, un mix di psichedelia e glitch che si sposano alla perfezione con l’atmosfera dionisiaca e violenta del luogo.
Così come per lo scorso capitolo, anche qui il comparto audio fa la sua ottima figura. Musiche davvero strane verranno abbinate ad immagini altrettanto grottesche e le voci dei personaggi saranno inquietanti al punto giusto, in particolar modo quelle delle guardie armate che faranno gelare il sangue nelle vene ogni volta.


Alcune trovate stilistiche e concettuali sono veramente geniali: in Paradiso i genitori non hanno rapporti sessuali ma, per avere un figlio, devono adottare una specie di larva antropomorfa dai colori improbabili e creascerla come un bambino; i servi di Satana vengono mandati in Paradiso sottoforma di animali; Dio è rappresentato come un uomo tra le nuvole, con una grossa conora ed al posto del volto una sfera di vetro; il frutto del peccato è una bacca che crea allucinazioni a chi la mangia; queste e tante altre sono le trovate da sballato del regista. Geniale.

Come accennato prima però, non è tutta psichedelia ma ci sono anche diverse scene violente, parecchio violente. Gente sbudellata, sparatorie sulla folla, done che partoriscono mostri, conigli assassini e déi squartati dalle bestie. C'è per tutti i gusti insomma, non temete.


Ma qual è il senso del film?
Non è assolutamente facile rispondere alla domanda, visto che il regista ammette di assumere sempre sostanze durante la realizzazione dei film. Una delle possibili interpretazioni potrebbe essere la duplice critica alla fede bigotta ed estremista assieme e al potere tirannico che viene esercitato sul popolo, spesso senza che questo se ne accorga. Caino sottomette il popolo senza alcun rispetto e cela a tutti la verità, mentre gli abitanti del paradiso lo reputano un salvatore e credono in lui ciecamente, senza la benchè minima ombra di dubbio.
Questa però è solo la mia idea, ma il film non è assolutamente conclusivo e resta aperto a varie interpretazioni.

Per concludere, un film fuori dalla righe, esagerato e assolutamente non adatto ai deboli di stomaco; consigliatissimo invece agli amanti del cinema weird e tossico.


Giudizio complessivo: 9.5
Buona Visione,

Stefano Gandelli




Trailer



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