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I Morti Non Muoiono


Regia: Jim Jarmusch

RECENSIONE

Può un film con una trama scontata più dei saldi a Natale, con dei personaggi poco sviluppati nonché completamente inutili e senza un briciolo di tensione nelle scene che dovrebbero tenerci incollati alla poltrona essere al tempo stesso un capolavoro? 

Se il regista di questo film si chiama Jim Jarmusch, la risposta è SÌ! 

Di commedie zombi, diciamoci la verità, ne abbiamo viste parecchie: La prima (forse) fu quel gioiellino Anni 80 intitolato Il Ritorno Dei Morti Viventi (Dan O'Bannon, 1985), una chiara parodia in stile punk del più celebre e serioso La Notte Dei Morti Viventi del buon vecchio George A. Romero; negli Anni 90 si cambia continente e si atterra in Nuova Zelanda con il capolavoro per antonomasia del genere commedia horror ovvero Splatters Gli Schizzacervelli (Peter Jackson, 1992); torniamo in America in anni più recenti con una divertentissima e cazzutissima digressione del genere con il bellissimo Benvenuti a Zombieland (Ruben Fleischer, 2009).


Questi 3 esempi sono probabilmente l'apice delle commedie horror con protagonisti i famelici divorati di crani umani…e il film di Jarmusch probabilmente si situa un gradino sotto rispetto a questi 3 filmoni.

I Morti Non Muoiono non ha nulla a che vedere con le tre opere citate precedentemente e, paradossalmente, è molto più simile a La Notte Dei Morti Viventi di quanto si possa pensare, soprattutto per quanto riguarda location, trama e, anche, serietà. Perché infatti, I Morti Non Muoiono non è una commedia (attenzione, ridere fa ridere, ma per dei motivi che analizzeremo in seguito) e non è nemmeno così spaventoso o splatter da essere un horror al cento per cento; può essere considerato un film d’azione o drammatico, o anche fantascientifico (senza fare spoiler), e chi più ne ha più ne metta.

I Morti Non Muoiono è un ibrido di più generi messi insieme e vive, insieme a tutti gli altri film della surreale filmografia del regista dell'Ohio in un Limbo cinematografo a sé stante, come gli zombi (o i similari esseri umani protagonisti del film) che vagano senza alcun senso per tutto il tempo della pellicola.


Per chi conosce (e ama) il cinema di Jarmusch, non sarà una sorpresa più di tanto: dialoghi vuoti che non vanno da nessuna parte e che non seguono un filo logico, situazioni inutili ai fini della trama, trama (appunto) quasi inesistente….

Per chi invece è ancora vergine del regista di Akron, rimarrà o piacevolmente stupito dalla follia jarmuschiana (ma saranno in pochissimi) o si annoierà a morte per tutta la durata del film (i più, soprattutto giovani).

Perché uno dei “problemi” della pellicola è la sua infinita e snervante LENTEZZA: se per il 99,9 per cento dei casi un film lento è un film brutto, questo è quel 0,01 caso su cento. La durata è di 105 minuti, ma il film sembra durare almeno il doppio per via delle pause tra una battuta e l'altra e le continue scene messe un po' così, per allungare il surreale brodino di morti viventi (i quali si vedono nella loro interezza solo dopo un'ora di film).

Ma come sono questi Non morti di cui si parla tanto nel film? Sono lenti, muoiono se vengono colpiti alla testa (e fin qui, tutto nella norma) e non spruzzano litri di sangue se vengono feriti ma rilasciano una nube di sangue ormai secco (realizzato con un’efficacissima CGI). Caratteristica umanoide di questi zombi sono i ricordi proustiani del loro passato in vita: quelli morti da poco cercano il Wi Fi, gli ex musicisti girano imbracciando una chitarra, Iggy Pop (figura onnipresente nella filmografia di Jarmusch) morto che però predilige il buon vecchio caffè scuro americano ai cervelli dei compaesani etc…


I personaggi umani sono, in pratica, il parallelo vivente degli zombi: parlano del nulla, ognuno svolge le attività (tutte completamente futili ai fini della storia) che gli sono più congeniali e tutto scorre nella noia più totale di un anonimo paesino statunitense uguale in tutto e per tutto ad altri anonimi paesini statunitensi nei paraggi.

Non vi è un eroe, solo alcuni poliziotti che fanno (anche abbastanza controvoglia) il loro lavoro, non vi è empatia per i personaggi divorati e uccisi dagli zombi (possono morire tutti o nessuno, dalla bambina dolce allo stronzo di turno fino al protagonista (a sua insaputa) che tanto non cambierebbe un cazzo) ed il menefreghismo che aleggia in questa sperduta cittadina è presente anche da parte del pubblico verso tutto l'universo che Jarmusch costruisce e demolisce.

Rimanendo in parte fedele alle regole della parodia, Jarmusch crea delle marionette che sono classici stereotipi del genere (i giovani belli e curiosi, le inservienti della tavola calda, il nerd amante dell'horror, il razzista) o il contrario del classico stereotipo (i poliziotti protagonisti sono, paradossalmente, i più deboli del film).

La prove attoriali si rifanno molto al contesto che Jarmusch vuole creare: da un Bill Murray totalmente assente e stralunato alla più folle di tutti, ovvero Tilda Swinton, sempre a suo agio in ruoli del genere. Molto bene anche Adam Driver e tra i comprimario troviamo i volti di Buscemi, Glover e Tom Waits, altro attore feticcio del regista indipendente.


Ciliegina sulla torta sono naturalmente i dialoghi: intervallati ogni tre per due da pause di qualche secondo, non concludono nulla e sono solamente riempitivi per ammazzare il tempo, anche quando fuori c’è l’Apocalisse. Ma il dialogo per Jarmusch, che avvenga mentre si fuma una sigaretta e si beve un caffè o tra un taxista ed una cliente cieca, sta a significare proprio questo: riempire il non senso della vita discutendo su cose che hanno ancora meno senso, ma che almeno riempiono quei momenti di totale imbarazzo tra noi umani (a riguardo, ne discutevano Mia Wallace e Vincent Vega al Jack Rabbit Slim).


Ed è proprio questo l’elemento comico in questa non commedia spacciata per parodia: questi dialoghi messi a cazzo di cane fanno ridere (o meglio, sorridere, le risate grossolane appartengono alla parodia), perché sono assurdi, talmente assurdi da risultare comuni, come quando si cerca di cambiare discorso per evitare di parlare circa qualcosa di scomodo. Qui avviene la stessa cosa solo senza l'elemento scomodo. 

I dialoghi, le pause e la vuotezza dei personaggi rendono la pellicola totalmente fuori luogo e, perciò, adorabile. 

SPOILER 

Il finale, poi, degenera completamente con il sempre efficace trucco metacinematografico (in questo caso autoreferenziale….povero Bill senza il copione completo) e con una sorpresa (fuori copione) ultraterrena, quest'ultima che si rifà molto alla frase di Lynch: “QUESTO FILM È MIO E CI METTO TUTTI I CONIGLI CHE VOGLIO!” riguardo ad INLAND EMPIRE, sottolineando quanto il regista può fare quello che vuole con ogni sua creazione (e giustamente, aggiungo).

FINE SPOILER

Questo è uno di quei film che genera nel sottoscritto la passionale voglia di fare questo nella vita, ovvero di mettere in piedi film con uno stile personale, folle e assolutamente anticonformista e credo che questo sia, secondo il mio modesto parere, un gran bel complimento.

UN FILM TOTALMENTE FUORI DI TESTA, CHE SENZA LITRI DI SANGUE TI FA CAPIRE QUANTO IL NULLA CI PUÒ FAR SORRIDERE E RIFLETTERE. PIÙ CHE UN FILM SUGLI ZOMBI, È UN FILM SU NOI STESSI, SOCIETÀ DI ESSERI SPESSO VUOTI E INSIGNIFICANTI COME LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI DISCORSI. GLI UNICI CHE SI SALVANO SONO, ALLA FINE, I NON MORTI, CHE TANTO NON POSSONO PIÙ PARLARE.

Giudizio complessivo: 9
Buona visione,



Ps: Un film con Bill Murray non può essere brutto a prescindere.



Trailer



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