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Le Nostre Battaglie


Regia: Guillaume Senez

RECENSIONE

Un bel film, semplice ma non banale che segue la lezione dei Dardenne.

Parla di lavoratori, precari, uomini e donne qualunque che lavorano per una multinazionale (Amazon). Non hanno qualifica, lavorano armati di un tablet che è il loro strumento di lavoro e anche il loro controllore. Persone che forse noi non conosciamo, ma che sono quelle che ci consentono i comperare libri scontati, o qualsiasi altra cosa ci serva. Persone di cui ignoriamo tutto, anche se parliamo continuamente di neo- liberismo, globalizzazione, sfruttamento.

Ecco questo film ce le racconta e assomigliano molto a noi, nei desideri, nel dolore, nei fallimenti.

Il film si apre con una lunga panoramica sul magazzino: scaffali infiniti stipati di scatole. Ci sarà solo un' altra sequenza panoramica, l'unica ampia, sul mare, piena di respiro, per il resto tutto avviene al chiuso, il chiuso del luogo di lavoro, dove si consumano drammi, si cementano amicizie, si coltivano speranze. Al chiuso delle case, modeste abitazioni comperate col mutuo che spesso non si riesce a pagare, se qualcuno viene licenziato. 

La macchina da presa incombe sui personaggi, li chiude in spazi ristretti come il loro presente e il loro futuro. Si racconta la fatica di vivere, non solo materiale ma anche il crollo psicologico che ti fa abbandonare tutto senza una parola.

Eppure il protagonista, un caporeparto che cerca di proteggere i compagni dalla inesorabile crudeltà dell'organizzazione del lavoro, non si ritira: affronta la nuova difficoltà di essere un padre, oltre che un uomo e un lavoratore, rifiuta una promozione funzionale alla direzione e se ne va con i figli in una nuova città per fare il sindacalista. 

Lasciando sul muro della casa una scritta: “Ti aspettiamo” e un indirizzo, un messaggio per la moglie, o per un futuro che come Godot verrà atteso invano.

Buona visione,

Alessandra Di Sante


Trailer


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