La Favorita (The Favourite)


Regia: Yorgos Lanthimos


RECENSIONE

Yorgos Lanthimos è, a parer mio, uno dei migliori registi del cinema contemporaneo. L'ha dimostrato con Kynodontas, con The Lobster e con il suo precedente capolavoro Il Sacrificio del Cervo Sacro; finora non ha mai sbagliato un film, facendone uno più bello dell'altro.

Beh, con La Favorita ha raggiunto l'apice della genialità, superandosi ed ottenendo quel riconoscimento che da tempo si meritava; la candidatura (e si spera anche la statuetta) all'Oscar. Insieme a Roma di Alfonso Cuaròn, è il film con più candidature all'imminente 91esima edizione degli Academy Awards. 

Parto col dire che La Favorita è il film più "commerciale" del regista greco, e per questo il più adatto a tutto il pubblico. Lanthimos porta in scena un film storico che però non sembra tale, perché la sua particolarissima impronta registica e stilistica fa sì che si trasformi in tutt'altro. Prende la regina della Gran Bretagna settecentesca (un'Olivia Colman monumentale) e la trasforma nella SUA regina, in un personaggio di un suo film, ribaltandone quasi completamente le caratteristiche che deve avere una regina.


Ne La Favorita c'è amore, l'amore puro che prova Sarah (Rachel Weisz), verso questa regina ormai stanca, malata e depressa, ma anche l'amore all'apparenza innocente di Abigail (Emma Stone) verso essa. Questi due personaggi saranno, per tutta la durata, in forte competizione tra loro, al fine di raggiungere un unico scopo, diventare la sua favorita. 

Ed è qui che oltre all'amore, fanno da padrona della vicenda il tradimento, la giustizia e la vendetta. È tutto un gioco malato e contorto. È un capolavoro, nient'altro che un Capolavoro con la C maiuscola. Uno dei film più belli che io abbia mai visto, con una delle sceneggiature più belle degli ultimi anni.


Quasi nessun difetto o sbavatura; regia perfetta, montaggio perfetto, fotografia stupenda, colonna sonora meravigliosa e scenografie e costumi mozzafiato. Tutto mostruosamente curato nei minimi dettagli

Lanthimos si fonde in Kubrick e ci regala una pellicola destinata a diventare cult. Per quanto mi riguarda, sarà il mio prediletto per la statuetta più importante della serata. 10 candidature meritatissime!

Giudizio complessivo: 9.7
Buona visione,


Trailer


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2 commenti:

  1. Luigia Passoni8 febbraio 2019 20:22

    Totalmente d'accordo. Un film la cui magnificenza visiva e formale ti cattura da subito, che paga un debito non da poco a "I Misteri del giardino di Compton House" di Greenaway, ma che è del tutto originale. Ogni scena è una lezione di recitazione da parte di tutti, anche se le strepitose protagoniste dominano la scena. Sceneggiatura impeccabile, regia affascinante, non c'è nulla che non sia bello. Dovrebbe portarsi a casa tutti gli Oscar a cui è candidato

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  2. La favorita
    Perché sì
    Perché è un film crudele, perché è sontuoso nelle scenografie e nell' interpretazione, perché è barocco nelle riprese, perché ci disvela il volto del potere.
    Perché no
    Perché è un film crudele ma in fondo portatore di un' idea banale, perché c'è un' abbondanza di grandangoli, perché a differenza di Barry Lyndon, qui non c'è la Storia, la vicenda potrebbe svolgersi in una agenzia pubblicitaria, in una maison, ovunque ci sia il potere del denaro e del ruolo sociale. Perché abbonda il grottesco dei cicisbei e dei crudeli passatempi dei nobili, perché basta la scena del povero disgraziato nudo preso a colpi di arance, dove il succo delle arance simula il sangue( come se il sangue vero non abbondasse nell' epoca) per spingerti verso la scelta del cinema di Ozu, perché il disvelamento del potere, metaforicamente rappresentato attraverso il possesso sessuale, è perfino troppo chiaro, come se il regista considerasse gli spettatori degli imbecilli a cui bisogna proprio spiegare tutto.
    Perché probabilmente, data la mia età, ho già visto troppi film.

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