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La Verità sul Caso Harry Quebert


Autore: Joël Dicker

Dopo aver letto ed apprezzato moltissimo La Scomparsa di Stephanie Mailer, non potevo farmi scappare quello che probabilmente fino ad oggi viene considerato il miglior lavoro di Joel Dicker, ovvero La verità sul Caso Harry Quebert.

Sì lo so, andare indietro come i gamberi nella bibliografia di un autore non è proprio il massimo, ma in questo caso sono molto felice di averlo fatto, perché qui ci troviamo di fronte ad un altro grandissimo lavoro, appena appena inferiore (a parer mio) rispetto alla sua ultima fatica sopra citata e linkata, ma sempre di livello altissimo.

Le prime 100 pagine si divorano in un lampo, le seguenti 300 ancora più rapidamente e la voglia di arrivare in fondo a questa vicenda ti costringe più di una volta a posticipare bisogni assai più impellenti sulla carta.

Il personaggio di Marcus Goldman è stato costruito perfettamente (chissà quanto di Dicker c’è in lui) e lo si intuisce già dall’episodio dell’aula magna, dove professore e studenti si dilettano a disquisire su Bill Clinton e su uno dei maggiori piaceri della vita. Tutto il libro è incentrato su di lui e alla fine avremo un quadro preciso della sua vita e del suo carattere e riusciremo ad entrare perfettamente in simbiosi con lui, durante le fasi di indagine sul caso che ha sconvolto la tranquilla cittadina di Aurora.

Il mix di crime, storie d’amore e drammaticità dona una vivacità alla lettura davvero interessante, consentendo di spaziare tra azione e divertenti siparietti più leggeri, ma che aiutano a fornire quella caratterizzazione dei personaggi che potrebbe essere utile per farsi un’idea di come siano andate le cose.

Come in Stephanie Mailer infatti, lo scrittore svizzero ci pone davanti una serie di alternative più o meno plausibili, alternando non troppo arrogantemente i fatti accaduti oggi e negli anni ’70.

Lo stile dello scrittore diviene ben presto quindi riconoscibile (sempre che dalla lettura di due soli romanzi si possa capire davvero lo stile di uno scrittore) e ci conduce diretto fino all’epilogo, dove anche qui si assiste ad una serie di svolte, in alcuni casi non esattamente ipotizzabili, che ribaltano il risultato come un calzino, tanto che se adesso mi chiedi chi ha ucciso la ragazza e per quale motivo, prima di rispondere, ci devo un attimo pensare su.

Chiudo con un pensiero del vecchio saggio Harry Quebert, secondo il quale "Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito" e oggettivamente, quando ho sfogliato l’ultima pagina, devo ammettere che mi è dispiaciuto parecchio farlo. Missione compiuta quindi.

Giudizio complessivo: 8.8
Buona lettura,


ps. Qui trovate la recensione firmata I_Libri_Salvano




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