House Of 9: La Recensione del Film



Regia: Steven R.Monroe


Avevo più di un dubbio quando il Prime Video mi ha infilato questo film tra quelli consigliati, ma il nome di Steven R. Monroe in cabina di regia mi aveva un attimo tranquillizzato, vista la buona riuscita dei remake di Non Violentate Jennifer.

Nel complesso House of 9 non si può dire di certo che sia un capolavoro, né tantomeno un film originale, ma per una serata svagata, dove non si ha troppa voglia di seguire qualcosa di eccezionalmente complesso, credo possa funzionare sufficientemente bene.

Brevemente la trama. Le 9 persone del titolo si ritrovano rinchiuse all’interno di una grande villa. Il gioco prevede che solo uno di loro potrà vincere 5 milioni di dollari, a patto che sia l’unico a uscire vivo dalla porta di ingresso. Nessuno è al sicuro e nessuno potrà fidarsi di nessuno, in un gioco alla sopravvivenza sadico ed imprevedibile.


È chiaro che, sin dalle prime righe della trama, i rimandi a pellicole di successo quali Saw, My Little Eye e Cube (giusto per citare le prime 3 famose che mi vengono in mente) sono evidenti, compromettendo quell’originalità del prodotto di cui parlavo all’inizio. Ma quella era l’epoca in cui andavano di moda questi scenari, per cui non c’è da stupirsi se i tentativi di spingere in quella direzione fossero così frequenti.

La fase iniziale non dispiace, con le buone sequenze del rapimento dei partecipanti nei titoli di testa (condite da una musica accattivante) e la selezione del gruppo, che si compone da una gran varietà di individui, decisamente diversi tra loro e funzionali quindi a creare interessanti dinamiche di gioco.


Dennis Hopper poi, anche se qui non gira il mondo a bordo di un chopper (cit.), fa sempre la sua sporca figura, soprattutto quando abbandona la parte più caritatevole che il ruolo di prete avrebbe previsto per lui. Kelly Brooke invece piange per tutto il film e non è difficile immaginare quale possa essere il suo destino (quantomeno per quanto riguarda l’esito del gioco), mentre Hippolyte Girardot, nei panni del folle Francis, si guadagna per me la palma di MVP. Detestabili infine lo sbirro iper caricaturizzato e il rapper gangsta super motherfucker che si produce ad un certo punto in un rap talmente imbarazzante che spero sia stato un pelo migliore nella lingua originale (e poi qualcuno mi chiede perché non guardo film in italiano).

Nonostante la curiosità di capire come si evolveranno le fasi del “gioco”, ben presto faranno la loro comparsa discorsi piuttosto inutili e dialoghi tendenti all’imbarazzante, dove il "Finirà male questa storia", pronunciato dallo sbirro, probabilmente era riferito al fatto che finisse male per lo spettatore, qualora avesse aspettative semi alte.


Ecco, se poi uno ha la forza di passare sopra a queste robe qui, bisogna poi ammettere che il film riesce ad intrattenere in maniera più che sufficiente, non annoiando e regalando alcune scene pregevoli, come il pestaggio violento ad uno dei candidati vincitori e con delle uccisioni anche abbastanza fantasiose e rese in maniera tutto sommato accettabile.

Il finale poi piace, almeno quello proposto da prime video, in cui SPOILER Lea vince ma, all’uscita dalla porta, si ritrova in una stanza con altri vincitori che stringono provati la borsa con i soldi. Sottolineo ciò, dato che ne è previsto un altro, che vi lascio cercare in rete, ma che risulta a mio avviso meno convincente. FINE SPOILER.

Sufficiente quindi nel complesso, ma non eccezionale, valutate voi se è il caso.

Giudizio complessivo: 6

Enjoy,


Trailer



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