Re per una Notte: La Recensione del Film



Regia: Martin Scorsese


Festeggiando in questi giorni il compleanno di uno dei registi più influenti dei nostri tempi, ossia Martin Scorsese, torna subito alla mente uno dei suoi capolavori più sottovalutati.

Re per una Notte (1982) non solo ci regala l’ennesima prestazione magistrale di un De Niro (che pochi anni prima ci aveva deliziato e spaventato impersonando Jake la Motta in Toro Scatenato), ma è uno scorcio sociale potente, sia a livello visivo che narrativo.

In breve la trama del film: un aspirante comico decide di voler fare successo, anche soltanto per una sera, solo per essere ricordato, e l’unico modo per farlo secondo lui è tramite l’aiuto di un famoso conduttore; quest’ultimo però non ha intenzione di dargli una mano, e si libera in malo modo del nostro protagonista, portando ad inevitabili conseguenze.


Scorsese in questo film ha voluto regalare uno spaccato di realtà, tradotto in quello che è la scalata sociale di un individuo il cui unico obiettivo è quello di diventare “famoso” per almeno una notte.

È il fenomeno della visibilità che oggi più che mai ci colpisce.


Mentre negli stessi anni Cronenberg descrive in Videodrome (1983), con sferzante critica, la realtà distruttiva della televisione, dell’immagine digitale che sostituisce l’identità dell’individuo, Scorsese decide di veicolare il messaggio di evoluzione progressivo della società, tramite un’ironia nera, amara, che ci fa empatizzare con lo sfortunato protagonista e le sue vicende tragicomiche.

Riprendendo il filone critico di Viale Del Tramonto (ma con un finale meno drammatico), e anticipando opere più recenti, tra cui su tutte Joker (2019), Martin Scorsese, grazie anche a una regia frenetica (atta a rappresentare una realtà sempre più in movimento, veloce) ma controllata, dá l’idea di ciò che è il fenomeno della visibilità: vogliamo un po’ tutti essere re per una notte?

Buona visione,


Trailer



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