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Stoic




Regia: Uwe Boll


Quando si vede scritto Uwe Boll in cabina di regia, c’è sempre un attimo di tensione, dal momento che non sai mai se quel cazz di giorno in cui ha partorito il film che ti appresti a vedere si era alzato con la luna gggiusta o con quella sbagliata.

La precisazione è doverosa in quanto nelle "giornate no" sono state da lui concepite nefandezze del calibro di Alone In The Dark o House Of The Dead mentre poi, impegnandosi come la prassi vorrebbe, è riuscito a tirar fuori dal cilindro i due Rampage, onestamente filmoni di tutto rispetto.

E per nostra fortuna, per questo Stoic, Boll era in grandissima forma e il risultato è quello che mi sento di considerare il suo miglior lavoro.

Già è doveroso ricordare che la vicenda è ispirata ad una storia vera, e per questo fa ancora più effetto a ripensarci, anche se poi non so quanto fedele sia stata la riproduzione e quanto sia stata enfatizzata la faccenda, soprattutto nelle scene più forti.


Tutto ciò mi rimanda a un altro filmone tratto da vicende realmente accadute (affermazione sempre da prendere con le dovute pinze) quel The Girl Next Door che ritengo essere uno dei film più disturbanti che mi sia mai capitato di vedere (e ne ho visti di tosti, credetemi); il climax di violenza che si manifesta fin quasi dalle prime battute lo ricorda parecchio, seppur in contesti e con personaggi molto diversi, ma le sensazioni provate per lunghi tratti son le medesime (e questo mi porta a sconsigliarne la visione a quella fetta di pubblico che non ha lo stomaco necessario per approcciarsi a pellicole di questo tipo).

Alcune scene infatti sono particolarmente difficili da digerire (e se lo sono per noi, figuriamoci per i protagonisti 😃), come per esempio quella dello spuntino a base di vomito, sicuramente non vedibile a cuor leggero, anche se all'onor del vero bisogna ammettere che in Jackass si è fatto di peggio (citofonare Steve-O e Dave England per conferma).


Per fortuna (o forse no) si passa poi ad una violenza più psicologica e non viene mostrato molto altro, ma ormai la frittata è fatta e l’inquietudine resta.

Gli ambienti sono ridotti al minimo (sostanzialmente una cella) e ciò, oltre a rendere estremamente claustrofobico il tutto, mette ancor più in evidenza la straordinaria prestazione degli attori, eccezionali tutti nelle loro parti, soprattutto considerando che la maggior parte dei dialoghi non sono stati scritti a tavolino e non sono altro che il prodotto della loro improvvisazione.


Questo per un po' non ve lo scordate, garantito!

Giudizio complessivo: 8.3
Buona visione e alla prossima,


Luca Rait





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