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La Notte del Predatore


Autore: Wilbur Smith 


RECENSIONE

Primo romanzo che mi capita di leggere di Wilbur Smith (qui con la collaborazione di Tom Cain), e molto probabilmente non ultimo.

Come spesso accade, la prima impressione è sempre quella decisiva per l’acquisto di un libro e in questo senso la copertina, il nome dell’autore e la breve descrizione della trama, mi hanno spinto a farlo mio senza informarmi minimamente su ciò che ruotava intorno ad esso.

Di Smith è chiaro che conoscevo la fama e infatti mi ero ripromesso più volte di iniziare qualcosa di suo, mentre non avevo assolutamente idea che questo La Notte del Predatore fosse il terzo capitolo del cosiddetto “Ciclo Hector Cross”, dopo La Legge del Deserto e Vendetta di Sangue. Tanto vi dovevo per precisione, anche se a dire il vero non è affatto un problema approcciarsi a quest’ultimo senza aver mai aperto gli altri, in primis perché le storie, pur trattando gli stessi personaggi rispettando l’ordine cronologico, risultano essere indipendenti l’una dall'altra e poi perché, ove necessario per meglio comprendere la trama, vengono spesso abbozzati riferimenti a ciò che è successo nelle prime avventure, in modo da avere più chiaro il quadro della faccenda. Non è un caso infatti che io abbia scoperto l’esistenza della trilogia solo dopo aver terminato questa lettura.

Lettura che parte subito in quarta, con l’apparente tranquillità del protagonista Hector Cross, minata dalla rocambolesca evasione del pericolosissimo Johnny Congo dal braccio della morte, dove era stato assicurato proprio dallo stesso Cross in seguito all'uccisione di sua moglie, avvenuta nel precedente capitolo. Da qui la doppia caccia incrociata all'uomo seguirà dinamiche imprevedibili e adrenaliniche, che non offriranno pause di lettura.

L’abilità di Smith si nota immediatamente, non solo per la scorrevolezza della scrittura, ma pure per come vengono introdotti e gradatamente presentati i principali personaggi. Si scopre sempre un qualcosa in più pagina dopo pagina, e ciò aiuta a garantire una caratterizzazione eccellente e riesce a farti entrare in empatia con ciascuno di essi. 

I dettagli splatter non mancano, e ciò non può che essere un bene, sia nelle descrizioni degli effetti causati dall'attentato in cui Congo riesce a fuggire, sia nella predilezione dell’autore per le teste mozzate o semi mozzate, di cui troviamo evidenza nella sopracitata scena e per esempio quando il povero Jack Fontineau si beccò un fatale colpo di machete e “mentre stramazzava al suolo, un geyser di sangue sgorgò dall'enorme squarcio, imbrattando braccio, torace e viso del suo aggressore e schizzando sul nudo pavimento di cemento del magazzino e sulla carrozzeria bianca del Landcruiser come pittura spruzzata su una tela bianca”.

Al di là di quest’ultima scena, si evidenzia un modo di scrivere che ho scoperto essere tra i miei preferiti, con similitudini curiose, termini ricercati e sprazzi di humour che staccano per un momento dalla tensione creatasi. L’alternanza delle storie inoltre non è eccessivamente spinta e mantiene il lettore sempre dentro la vicenda (una volta addirittura stavo per non scendere dall'aereo, solo per la voglia di concludere il capitolo).

Il rammarico più grosso però deriva da un epilogo un po’ troppo frettoloso e poco cruento se vogliamo. Mi spiego meglio, in pratica tutto il libro vede i due protagonisti promettere all'avversario incredibili sofferenze nel momento in cui uno dei due avrebbe messo le mani sull'altro e invece, senza spoilerare troppo, la risoluzione finale si conclude in maniera lievemente sottotono, senza la gratificazione che il vincitore della battaglia forse avrebbe meritato.

Detto questo, il libro è decisamente più che valido e ne consiglio la lettura.

Giudizio complessivo: 8.3
Enjoy,





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