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Halloween (2018)


Regia: David Gordon Green


RECENSIONE

Ma quanti cazz. di Halloween sono stati fatti???

Sinceramente ho perso il conto e francamente non ho neppure accolto con smisurato entusiasmo la notizia che nel 2018 ne sarebbe stato girato un ulteriore capitolo.

Già infatti non è che partiamo benissimo, dal momento che il precursore, l’Halloween Carpenteriano del 1978, non è mai stato tra i miei favoriti tra i colleghi dell’epoca (Nightmare e Hellraiser li ho sempre ritenuti una spanna sopra) e per altro non figura neppure nella top 5 dei lavori del Maestro John Carpenter. Ricordiamo poi che, apparte forse giusto il secondo, i sequel sono stati sempre più o meno deludenti (neppure il da me apprezzato Rob Zombie aveva fatto centro), aggiungiamo che i commenti letti in rete su questo film non erano certo entusiasmanti e concludiamo pure con la considerazione che Michael Myers non l’ho mai reputato uno dei miei villain preferiti.

E quindi, vi chiederete, perché mai mi son ritrovato a vederlo???

Bella domanda, ma qui c’è un blog da mandare avanti, oggi è Halloween e quindi ieri mi son sentito in dovere di accelerare la visione (che altrimenti forse non sarebbe mai arrivata), per poter finalmente fare oggi una pubblicazione a tema.


Detto ciò, che dire sul giudizio sul giudizio finale? 

Si tratta del più classico “bene ma non benissimo”, dell’occasione persa se preferite; non è una totale ciofeca sia chiaro (e dire che ero pronto col 3 in mano, come il migliore Elio Corno), ma francamente era lecito aspettarsi molto di più.

Qui infatti ci si collega ai fatti del 1978, dopo i quali Myers viene rinchiuso e Laurie si rinchiude in se stessa in attesa dello scontro finale con il suo antagonista. Ciò che accade nei sequel infatti non dovrebbe avere nulla a che fare (tanto chi cazz se li ricorda???).

E infatti ecco che ritroviamo Jamie Lee Curtis, nota positiva e pompata in tutti i siparietti pubblicitari precedenti all’uscita. Chiaro che fa piacere rivederla, ma la sua ossessione alla lunga rompe decisamente la minchia e pure il suo personaggio, costruito come una sorta di Burt Gummer (do you remember Tremors?), non convince fino in fondo. È evidente che la colpa non è sua, dal momento che non se la cava male, ma gli sceneggiatori, a mio parere, non hanno scelto la strada migliore per lei.


Decisamente meglio va con Myers, nei cui panni troviamo ancora Nick Castle. Molto suggestivo il momento in cui, dopo essersi simpaticamente congedato (come spesso gli conviene) dai due giornalisti, calza la maschera che lo ha reso famoso, dando inizio al valzer degli omicidi e generando probabili applausi in sala, come era già accaduto quando in uno dei vari capitoli della saga, il buon Jigsaw aveva annunciato, ad inizio proiezione, che “Il gioco era appena cominciato”. Tra l’altro qui Myers appare piuttosto incacchiato, mietendo vittime come se non ci fosse un domani e rendendosi protagonista di alcune uccisioni di buon livello (vedi testa fracassata con scarpone), ma in alcuni casi sembra quasi che le stesse non si vogliano mostrare fino in fondo, limitando parecchio la componente splatter. E qui siamo d’accordo che non era questa la peculiarità della saga, ma per dare una spinta maggiore ed uscire da una piattezza che dopo 13 Halloween era inevitabile, si sarebbe forse potuto spingere di più in questa direzione.


Pure la caccia finale non brilla per entusiasmo generato, e in ciò devo rimarcare una tensione pressochè assente per tutta la durata del film, altro fattore che avrebbe potuto evitare il semplice compitino; a ciò aggiungiamo la presenza di alcuni personaggi piuttosto fastidiosi (figlia e nipote di Laurie per esempio) e vien da se rendersi conto che per il capolavoro dell’anno è il caso di citofonare altrove.

L’unica cosa veramente positiva, che mi fa tornare con piacere all’Halloween di Carpenter sono quelle musiche piazzate sapientemente qui e là e che curiosamente sono firmate proprio da Carpenter, come da tradizione.

In conclusione, il film non è da buttare e si salva parzialmente perché la figura di Myers basta per garantire una discreta riuscita, ma purtroppo non si nota alcuno spunto degno di nota che, dopo 40 anni e una dozzina di sequel, avrebbe dovuto senza dubbio esserci.

Giudizio complessivo: 5.5
Enjoy,





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